Congo: ripresi gli scontri tra esercito e ribelli, oltre 4000 persone sfollate Il Ministro della Giustizia accusa i guerriglieri di 23 omicidi

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In Congo non si placano gli atti di guerriglia tra l’esercito e i ribelli. Il Ministro della Giustizia, Pierre Mabiala, ha dichiarato che sono 23 le persone uccise durante gli attacchi commessi a fine settembre dagli ex membri del gruppo ribelle Ninjas Nsiloulou. Il Ministro ha specificato che tra le vittime ci sono quattro militari, due poliziotti e undici civili. Gli assalti sono stati commessi nella regione meridionale del Pool.

Secondo le stime, ben 4.000 persone sono state costrette ad abbandonare le loro case da aprile, quando alcuni guerriglieri hanno ripreso le armi dopo la contestata ri-elezione del presidente Denis Sassou N’Guesso. il 30 settembre scorso, poi, i ribelli avevano assaltato un treno uccidendo 14 persone. Da parte sua Ntoumi, che dopo aver deposto le armi si era unito al Presidente Nguesso, ha però appoggiato lo sfidante Guy-Brice Parfait Kolélas, arrivato secondo nelle elezioni presidenziali del 20 marzo scorso, che hanno visto la riconferma di N’guesso come presidente.

Ma i ribelli hanno prontamente rispedito le accuse la mittente. Frederic Bintsamou, ex ribelle congolese, ha infatti scritto un comunicato nel quale accusa lo stesso presidente di essere l’unico responsabile delle violenze registrate a Pool, chiedendo inoltre formalmente l’avvio di un dialogo sotto egida internazionale. “L’esercito ha assediato la regione – ha raccontato all’emittente ‘Rfi‘ – gli elicotteri bombardano ogni giorno, dunque sono gli attacchi che costringono le persone alla fuga, non gli ex combattenti”. Sassou-Nguesso “deve accettare il dialogo sotto l’egida di un’istituzione internazionale”, ha esortato Bintsamou respingendo così le accuse di terrorismo rivolte a lui e ai suoi sostenitori dal ministro Mabiala poche ore prima.

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