APERTA LA 36ESIMA CONGREGAZIONE DEI GESUITI PER L’ELEZIONE DEL NUOVO SUPERIORE A guidare la Compagnia durante il voto sarà il vicario generale. Calo delle vocazioni, Torres: "Dobbiamo comunicare il Vangelo con un linguaggio accattivante"

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Con la Messa celebrata domenica sera dal maestro dei domenicani padre Bruno Cadore nella chiesa del Gesù si è aperta la 36esima Congregazione generale della Compagnia di Gesù. Sono 215 provenienti da 62 Paesi i gesuiti riuniti a Roma, nella curia a due passi da S. Pietro, per eleggere il nuovo Superiore, il cosiddetto “Papa nero”, a seguito delle dimissioni dell’ormai ottantenne padre Alfonso Nicolàs, trentesimo successore di S. Ignazio, in carica dal 2008. Si tratta del più importante appuntamento “legislativo” della Compagnia che servirà a definire anche le sfide pastorali da affrontare nel prossimo futuro. Una preparazione durata due anni, da quando padre Nicolàs annunciò l’intenzione di lasciare la guida dell’ordine, come fecero prima di lui gli ultimi due generali, padre Arrupe, che peraltro era già gravemente malato, e padre Kolvenbach, che guidò i gesuiti per 24 anni. Dimissioni formalizzate e accettate nella tarda mattinata durante la prima sessione dei lavori. A guidare la Compagnia in attesa dell’elezione del nuovo Superiore sarà il vicario generale padre James Grummer.

I numeri

La Compagnia, negli ultimi tempi, è molto mutata nella sua composizione. Nel 2015 contava circa 16740 membri tra sacerdoti (circa 12000), fratelli coadiutori, cioè laici (1300), scolastici, cioè studenti che si preparano al sacerdozio (2700) e novizi (753) vale a dire quanti hanno chiesto di entrare nella Compagnia e si trovano nei primi due anni del loro cammino vocazionale. Un numero in deciso calo negli ultimi 50 anni, soprattutto in Europa e in Nord America, mentre sono in aumento le vocazioni in Asia e Africa. Significativo il caso del Vietnam, dove nel 1975, quando i comunisti cacciarono i religiosi stranieri, si contavano 26 gesuiti locali mentre ora sono 210, di cui 140 tra scolastici e novizi. A livello continentale, si contano 4500 religiosi in Europa, 5600 in Asia (di cui 4000 in Asia meridionale, in particolare in India), 1600 in Africa, 2600 in Nord America e 2400 in Sud America.

La prima volta con un Papa gesuita

E’ la prima Congregazione che si svolge con un Papa gesuita. Bergoglio partecipò alla 32a e alla 33a riunione (quella del 1983 che elesse Kolvenbach). Una circostanza del tutto nuova, perché se la missione dei gesuiti è servire la Chiesa dove è più urgente e soprattutto svolgere i compiti affidati dal Pontefice, è chiaro che il rapporto con un Papa che viene dall’ordine è del tutto particolare. Come ha spiegato il rettore del Collegio internazionale del Gesù padre Orlando Torres, “il Papa ci conosce dal di dentro”.

L’elezione

Il primo punto all’ordine del giorno dei lavori è l’elezione del Superiore ma sarà preceduta da un’ampia discussione sullo stato della Compagnia e sulle sfide apostoliche da affrontare. La procedura è piuttosto singolare, come spiega padre Torres. Non solo non ci sono candidati, ma se uno dovesse svolgere “campagna elettorale” per sé o per un altro, potrebbe essere denunciato all’apposita commissione sull’ambizione “che fortunatamente – ha sottolineato padre Torres – nelle ultime Congregazioni è rimasta inoperosa…”. Come si sceglie dunque il nuovo Superiore? Attraverso quattro giorni di “mormorazioni”, ovvero il confronto diretto e franco tra singoli elettori, mai tra gruppi, in modo da formarsi un’opinione precisa ma personale. Può sembrare complicato ma, spiega Torres, nelle ultime due elezioni padre Kolvenbach fu eletto al primo scrutinio e padre Nicolàs al secondo. Per essere eletti serve la metà più uno dei voti (gli elettori sono 212, quindi la maggioranza è 107). Si presume che la votazione avvenga all’inizio della seconda settimana di lavori. Una volta eletto il nuovo Superiore (o, più precisamente, Preposito), viene immediatamente informato il Papa, che tuttavia non deve confermare l’elezione. In seguito, viene celebrata una Messa di ringraziamento nella chiesa del Gesù. I lavori possono andare avanti per il tempo necessario a discutere gli aspetti più importanti legati alla vita della Compagnia. Non c’è infatti una data prefissata per la chiusura, come non c’è una convocazione periodica della Congregazione, a differenza di altri ordini religiosi.

La storia

La Compagnia di Gesù è il più grande ordine di presbiteri e fratelli della Chiesa cattolica. Fondata da S. Ignazio nel 1540, è coinvolta in ministeri educativi, pastorali e spirituali in tutto il mondo. I suoi membri oltre a quelli tradizionali di castità, povertà e obbedienza, professano un quarto voto di totale obbedienza al Papa. Su pressione delle principali potenze europee, Papa Clemente XIV sciolse la Compagnia il 21 luglio 1773. Solo Russia e Prussia ignorarono la decisione pontificia perché i gesuiti erano un pilastro del sistema educativo. Fu Pio VII nel 1814 a ricostituire l’ordine. Proprio l’educazione e l’apostolato intellettuale sono tra le principali caratteristiche della Compagnia. La prima scuola fu fondata in Sicilia nel 1548. Numerosi leader mondiali si sono formati in istituti gesuiti: presidenti come Mitterand e Clinton, l’ex presidente della Commissione europea Barroso o il segretario di Stato americano Kerry, Monti e Draghi e perfino Fidel Castro, per citarne alcuni.
Le missioni del futuro Tra le sfide che i gesuiti sono chiamati ad affrontare c’è sicuramente il servizio ai rifugiati e ai migranti, come indicato anche dal Pontefice, ma pure il tema della riconciliazione, che significa, come afferma padre Torres, approcciarsi “con un linguaggio comprensibile, che tocchi i problemi della gente. Se il Vangelo resta astratto, non interessa. Il grande successo di questo Papa sta proprio nel linguaggio semplice, diretto che tocca le persone”. Per questo, uno dei tratti salienti del nuovo Superiore dovrà essere “la capacità di dialogare anche con chi la pensa diversamente, come voleva S. Ignazio”. Quanto al discernimento, parola chiave non solo dei gesuiti ma di tutto il Pontificato di Bergoglio, “il primo punto è saper ascoltare: ascoltare Dio che parla nell’intimo del cuore ma anche i segni dei tempi, in famiglia e nella società. Poi suppone di capire il cammino da seguire. Non è un processo interminabile – sottolinea padre Torres – E’ finalizzato a prendere una decisione, conforme allo spirito evangelico”.

Il calo delle vocazioni

Come affrontarlo? Lo abbiamo chiesto ancora al rettore del Collegio del Gesù: “In tutte le Province – spiega Torres – ci sono da tempo persone incaricate di promuovere le vocazioni. Ma il problema riguarda soprattutto Europa e Nord America. La prima causa è il calo demografico: nel Vecchio Continente non ci sono bambini! Poi c’è un problema di secolarizzazione diffusa. Abbiamo perso la capacità di comunicare il messaggio evangelico con un linguaggio accattivante: se la gente non comprende, le nostre parole sono al vento. Certamente è una sfida fondamentale. Penso per esempio al fatto che il 79% dei gesuiti in formazione viene da Asia e Africa. Questo significa che in futuro dovranno assumersi la responsabilità degli impegni internazionali della Compagnia perché è vero che in Europa c’è ancora il numero più alto di religiosi, poco più dell’India, ma sono molto anziani, al contrario di quanto avviene in Oriente”.

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