Nel cervello l’interruttore delle fobie La scoperta permetterà di sviluppare nuovi farmaci capaci di selezionare in modo preciso il circuito neurale coinvolto

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Addio alla paura per ragni, topi, e serpi; ma anche per tutti quegli elementi che possono innescare una fobia nella complessa mente umana. Il gruppo di studio guidato da Ki Goosens, dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts (Mit), ha scoperto nel cervello l’interruttore che aiuta a tenere lontane le fobie e a controllarle.

I ricercatori americani sono andati alla ricerca dei meccanismi cerebrali che entrano in gioco quando scatta una fobia facendo delle osservazioni sui ratti. Il gruppo ha utilizzato le tecniche dell’optogenetica che permettono di visualizzare e di intervenire in tempo reale sui circuiti dei neuroni dei roditori attivandoli per mezzo di piccoli impulsi di luce. In questo modo gli scienziati hanno trovato nella struttura del cervello chiamata amigdala l’interruttore che attiva le paure.

Anche se l’applicazione delle tecniche dell’optogenetica sull’uomo è ancora molto lontana, la scoperta – pubblicata sulla rivista eLife – permetterà di sviluppare nuovi farmaci capaci di selezionare in modo preciso il circuito neurale legato alle paure, rafforzare i risultati che si ottengono con le terapie psicologiche e renderle più duraturi gli effetti delle terapie.

Il termine fobia (dal greco phóbos, “panico”) indica un’irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi limitare l’autonomia del soggetto. Vi sono oltre 100 diverse fobie riconosciute dall’Associazione psichiatrica americana (Apa, American Psychiatric Association), dall’agorafobia (la paura di stare in luoghi aperti) al suo esatto contrario, la claustrofobia. La cura fino ad oggi prevede tecniche terapeutiche, farmaci o una combinazione di entrambi.

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