COLOMBIA, ACCORDO GOVERNO-FARC: IL REFERENDUM DICE “NO” ALLA PACE Contro tutti i pronostici, il 51,3% ha votato per il 'no' contro il 49,7 dei 'sì'

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Contro tutti i pronostici, in Colombia il referendum sull’accordo di pace con le Farc è stato bocciato. Il 51,3% ha votato per il ‘no’ contro il 49,7 dei ‘sì‘. Con uno stretto margine di 60.000 voti e un’affluenza relativamente bassa, i colombiani hanno votato No alla ratifica degli accordi di pace firmati una settimana fa tra il presidente Juan Manuel Santos e le Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, un’organizzazione guerrigliera comunista di ispirazione marxista-leninista e bolivariana fondata nel 1964. Il risultato referendario è di fatto vincolante e segna una cocente sconfitta per il governo del presidente Santos da tre anni impegnato nel negoziato di pacificazione accolto con favore da tutto il mondo.

L’ago della bilancia sono state le regioni del paese dove storicamente si è mossa la guerriglia, ad iniziare da Antioquia, con capitale Medellin, dove due terzi dei votanti hanno detto No, non fidandosi delle promesse del leader delle Farc Rodrigo Timochenko, che – a caldo – ha commentato: “Le Forze armate rivoluzionarie della Colombia mantengono la propria volontà di pace e ribadiscono di essere disponibili a usare solo la parola come arma di costruzione del futuro”. Timochenko ha sottolineato anche il “profondo dispiacere sul fatto che il potere distruttivo di chi semina odio e rancore abbia influito sull’opinione pubblica colombiana”. Santos, che insieme a Timochenko sono dati favoriti per il Premio Nobel della Pace questa settimana, ha rilanciato: “Il cessate il fuoco è bilaterale e definitivo, non mi arrenderò e cercherò la pace fino all’ultimo giorno del mio mandato”.

A schierarsi contro l’accordo, l’ex presidente Alvaro Uribe, che ora canta vittoria. Il politico ha sempre detto di non essere contrario alla pace, ma ad alcuni punti dell’intesa, in primis la possibilità di amnistie ed indulti per alcuni dei crimini commessi durante il conflitto o l’assegnazione di 5 seggi di diritto in parlamento al futuro “partito delle Farc”. Ora per il Paese sudamericano si profila una fase di incertezza.

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