IL PAPA A TBILISI: “LA CHIESA E’ LA CASA DELLA CONSOLAZIONE”

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“Qui in Georgia ci sono tante nonne e madri che continuano a custodire e tramandare la fede, seminata in questa terra da Santa Nino, e portano l’acqua fresca della consolazione di Dio in tante situazioni di deserto e conflitto”. La seconda giornata del viaggio apostolico del Papa in Georgia si è aperta con la S. Messa celebrata nello stadio Mikheil Meskhi di Tbilisi. Un viaggio all’insegna dell’ecumenismo e della pace, come ha ricordato ancora una volta il Pontefice nell’omelia della celebrazione in memoria di Santa Teresa del Bambin Gesù, in cui ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale della donna.

“La consolazione di cui abbiamo bisogno, in mezzo alle vicende turbolente della vita – ha aggiunto Francesco – è proprio la presenza di Dio nel cuore. Perché la sua presenza in noi è la fonte della vera consolazione, che rimane, che libera dal male, porta la pace e fa crescere la gioia. Per questo, se vogliamo vivere da consolati, occorre far posto al Signore nella vita. E perché il Signore abiti stabilmente in noi, bisogna aprirgli la porta e non tenerlo fuori. Ci sono delle porte della consolazione da tenere sempre aperte, perché Gesù ama entrare da lì: il Vangelo letto ogni giorno e portato sempre con noi, la preghiera silenziosa e adorante, la Confessione, l’Eucaristia”.

Poi il Papa ha messo in evidenza che “la Chiesa è la casa della consolazione: qui Dio desidera consolare. Possiamo chiederci: io, che sto nella Chiesa, sono portatore della consolazione di Dio? So accogliere l’altro come ospite e consolare chi vedo stanco e deluso?”. Ed ha aggiunto che “ricevere e portare la consolazione di Dio” è una “missione urgente della Chiesa. Cari fratelli e sorelle, sentiamoci chiamati a questo: a non fossilizzarci in ciò che non va attorno a noi o a rattristarci per qualche disarmonia che vediamo tra di noi. Non fa bene abituarsi a un “microclima” ecclesiale chiuso”.

La condizione indispensabile, ha poi concluso Francesco, è di farsi piccoli come bambini, abbandonarsi nelle braccia di Dio che è padre, sull’esempio di Santa Teresina. Un Dio “pieno di sorprese e che ama le sorprese: non perdiamo mai il desiderio e la fiducia delle sorprese di Dio! E ci farà bene ricordare che siamo sempre e anzitutto figli suoi: non padroni della vita, ma figli del Padre; non adulti autonomi e autosufficienti, ma figli sempre bisognosi di essere presi in braccio, di ricevere amore e perdono. Beata la Chiesa che non si affida ai criteri del funzionalismo e dell’efficienza organizzativa e non bada al ritorno di immagine. Piccolo amato gregge di Georgia, che tanto ti dedichi alla carità e alla formazione, accogli l’incoraggiamento del Buon Pastore, affidati a Lui che ti prende sulle spalle e ti consola!”.  Un gregge davvero piccolo: appena l’1% della popolazione georgiana è cattolica. Ma l’importanza dell’appuntamento sul piano ecumenico è stata enorme, con la presenza anche di una delegazione ortodossa, oltre a quella di rappresentanti islamici.

E a questo ha fatto riferimento, nel suo saluto al Pontefice, mons. Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico del Caucaso per i fedeli di rito latino: “Oggi, qui assieme con Lei, cogliamo in modo particolare la bellezza e la grandezza dell’essere Chiesa di Cristo, Popolo di Dio, comunità di fratelli immersi nell’unico Battesimo, al di là delle nostre divisioni, frutto di prospettive limitate ed egoistiche e della fatica che tutti facciamo a riconoscere, nella diversità delle esperienze, una nostra grande ricchezza. L’unico Pane e l’unico Calice sono la chiamata visibile all’unità che l’Eucaristia ci rivolge “perché tutti siano uno”.

Durante la Messa, Francesco ha anche benedetto e attraversato la porta santa di Rustavi, dove è rimasta dall’inizio dell’Anno santo della Misericordia in un giardino. Lì, infatti, doveva essere costruita una chiesa dedicata proprio alla Divina Misericordia ma bloccata dalla burocrazia. Dopo un lungo braccio di ferro giudiziario, il governo avrebbe dato il via libera alla costruzione sebbene in un terreno diverso: l’Amministrazione apostolica sembra orientata ad accettare per non creare ulteriori tensioni. Anche l’altare e l’ambone in legno usati per la celebrazione della Messa del Pontefice sono destinati a quella chiesa.

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