DARFUR, AMNESTY: “200 PERSONE UCCISE CON ARMI CHIMICHE”

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Almeno duecento persone in Darfur sarebbero state uccise lo scorso gennaio con armi chimiche. La denuncia è di Amnesty International che sulla strage ha svolto un’indagine durata 8 mesi. Attraverso foto, video e testimonianze dei sopravvissuti l’organizzazione umanitaria è arrivata alla conclusione che nella regione di Jebel Marra, le forze armate del Sudan hanno perpetrato “stupri e uccisioni di massa” e hanno usato armi chimiche circa “30 volte”.

La testimonianza

“La scala e la brutalità di questi attacchi sono difficili da esprimere a parole – ha raccontato Tirana Hassan, direttrice dell’unità di crisi di Ai – Le immagini e i video che abbiamo visto nel corso della nostra ricerca sono davvero scioccanti. Molte foto mostrano i bambini coperti di lesioni e vesciche”.

Effetti choc

I sopravvissuti hanno parlato di un “putrido” e “innaturale” odore di fumo dopo i bombardamenti. Chi è venuto a contatto con queste sostanze, secondo i testimoni, ha iniziato subito a vomitare sangue. Gli occhi delle vittime hanno cambiato colore e la pelle, dopo essersi indurita, si è staccata. Uno scenario raccapricciante che gli esperti, dopo aver osservato le lesioni delle persone esposte al fumo, hanno ritenuto coerente con l’utilizzo di armi chimiche.

Crimine

“Questo sospetto utilizzo di armi chimiche rappresenta non solo uno dei punti più bassi nella serie di crimini di diritto internazionale da parte dei militari sudanesi contro i civili nel Darfur, ma anche un nuovo livello di arroganza da parte del governo nei confronti della comunità internazionale” ha commentato Amnesty.

Aiuti

L’organizzazione ha chiesto ai governi internazionali di esercitare pressioni di Karthoum per consentire alle agenzie umanitarie l’accesso alle regioni più remote del Paese africano.
“Il fatto che il governo del Sudan stia ora ripetutamente usando queste armi contro il loro stesso popolo semplicemente non può essere ignorato e richiede un’azione” ha sottolineato Hassan.

Il conflitto

Il Darfur dal 2003 è teatro di un conflitto tra la maggioranza nera della popolazione, composta da tribù stanziali, e la minoranza nomade originaria della Penisola arabica, maggioritaria invece nel resto del Sudan. Ribelli sono insorti contro il governo di Khartoum accusandolo di discriminare e abbandonare la popolazione del Darfur: in seguito alla risposta armata del Sudan, finora vi sono stati circa 300 mila morti e due milioni di sfollati. A gennaio, le forze sudanesi hanno lanciato una nuova offensiva contro le roccaforti dei ribelli guidati da Abdul Wahid, nella zona di Jebel Marra dove ci sono stati pesanti bombardamenti che di fatto colpiscono la popolazione civile.

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