TUTINO DICE NO, RAGGI ALLE PRESE CON LA GRANA BILANCIO Il magistrato: "Da 20 giorni sono sulla graticola. La situazione di Roma è difficile"

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Salvatore Tutino, da tutti indicato come favorito per l’assessorato al Bilancio di Roma Capitale, dice no a Virginia Raggi. “Mi tiro indietro – ha detto all’Ansa – sono da 20 giorni sulla graticola. Lascio per il clima che c’è all’interno del partito che dovrebbe sostenere la Giunta di Roma”. Il magistrato contabile si dice rammaricato per quanto avvenuto, “volevo fare qualcosa per la mia città ed ero disposto a fare un lavoro tecnico”.

La prima cosa che gli era stata chiesta, racconta, “era se ero disposto a fare un lavoro di squadra. Io ho sempre lavorato in squadra e lo ritengo importante. E questo anche perché è necessario avere una copertura politica per fare un lavoro da tecnico. Mi avevano dato tutte le garanzie. Ma poi sono passati venti giorni, venti giorni che sono sulla graticola e mi sono trovato in mezzo ad una partita più grande di me. Una cosa che casualmente poteva riguardare anche qualsiasi altre persona”.

Tutino lo dice chiaramente. ”Non è un fatto di curriculum o di capacità, ma sono fatti legati alle beghe politiche, in un contesto in cui tutti sono in grado di parlare e di sostenere falsità. In questo clima, che c’è all’interno del partito che dovrebbe sostenere la giunta di Roma, ho deciso di fare un passo indietro. Sono un tecnico e non sono condizionato da adesione incondizionata e acritica”.

L’economista, che nel passato è stato anche superispettore tributario, non nasconde un pizzico di dispiacere: ”Era una bella sfida e pensavo di poter dare nel mio piccolo un contributo. Già perché in questo Paese siamo tutti pronti a criticare ma poi quando si deve costruire ci si tira indietro”. Tutino ammette però di aver compreso subito quali potevano essere gli ostacoli. ”Ho sempre pensato che il problema non era lavorare duro per 24 ore al giorno, con una realtà difficile anche dal punto di vista tecnico ma sapevo che ogni scelta tecnica sarebbe stata sottoposta ad un parere assembleare che non si identica con Roma, con una visione che nemmeno i greci avevano della politica. Il primo che si alza batte un colpo. E anche le persone animate da buone intenzioni, e serie come la Raggi, se non sono messe nelle migliori condizioni non possono fare molto. Sono beghe loro e se le risolvano tra di loro. L’unico timore che ho, come cittadino di Roma, che la situazione sia davvero difficile”.

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