BRASILE, IL 2015 ANNO NERO PER GLI INDIGENI: TERRE RUBATE E OMICIDI Al 31 agosto 2016, 654 territori indigeni erano ancora in attesa di atti amministrativi dello Stato per avviare i processi di demarcazione

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Il Consiglio Indigenista Missionario del Brasile, organo vincolato alla Conferenza episcopale del Brasile, ha recentemente pubblicato i dati relativi al 2015 sulla “Violenza contro i popoli indigeni in Brasile” e i dati che emergono sono molto preoccupanti. Il 2015, infatti, è stato caratterizzato dall’invasione delle terre appartenenti agli indigeni e ciò è avvenuto in modo particolare nei terreni delle comunità Guarani e Kaiowá, nel Mato Grosso do Sul.

L’agenzia di stampa Fides, che in questi mesi ha dato molto risalto alla questione degli indigeni del Brasile, ha segnalato alcuni dati interresanti estrapolati dal rapporto. Prima di tutto, il report punta il dito contro lo Stato Federale, che ha fatto pochissimo per regolarizzare lo status delle terre indigene. Inoltre, per dare un’idea di quanto sta accadendo, al 31 agosto 2016, 654 territori indigeni in Brasile erano ancora in attesa di atti amministrativi dello Stato per avviare i processi di demarcazione.

Per quanto riguarda la violenza, invece, secondo i dati del distretto sanitario indigeno del Mato Grosso do Sul (Dsei-Ms), ci sono stati 137 omicidi di indigeni in tutto il Paese, 36 dei quali registrati dal Dsei-Ms. A questi episodi di omicidio, vanno aggiunti i casi di suicidio: degli 87 casi di suicidio in tutto il Paese, 45 si sono verificati nel Mato Grosso do Sul, soprattutto tra i Guarani e i Kaiowá.

Inoltre, secondo un recente studio condotto dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, i giovani indios crescono con un trauma enorme, originato dalle vicende raccontate dai loro genitori: storie di sfruttamento, violenza, morte e perdita della dignità umana.

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