FORCONI, FALCI E MACHETE: CICLISTI PULISCONO LA PISTA DEL LUNGOTEVERE

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Decespugliatori, machete, rastrelli. E ancora forbici guanti, scope, pale. Tanto sudore. In questi gironi i volontari della pista ciclabile del lungotevere sono entrati in azione per la sesta volta in dues ettimane, bonificando il tratto nord, all’altezza del deposito Atac di Grottarossa, km 7.5, ormai invasa dall’erba che da mesi non viene più tagliata. Per arrivare si fatica a passare tra i mucchi di vegetazione spontanea cresciuta da una parte e dall’altra. Le colonnine degli sos non funzionano più da anni; i cartelli che dedicano la ciclabile alle donne della Resistenza suonano quasi offensivi visto lo stato della pista.

“Non vogliamo sostituirci alle istituzioni – spiega Barbara Linardi, che ha lanciato l’iniziativa e ha creato un gruppo Facebook al quale hanno aderito già in 500 persone – ma mentre loro decidono, noi agiamo. Il nostro è un atto dimostrativo e anche un momento importante di socialità e condivisione”. Anche a colazione: infatti, Barbara gira con un vassoio con tranci di pizza bianca ripiena di mortadella. Un pasto nutriente, visto che bisogna avere molte energie per tagliare con il machete arbusti alti tre metri e lanciarli oltre le staccionate di legno che segnano il confine della ciclabile insieme a canne, rovi, mucchi di erba portata via dal decespugliatore.

La maggior parte dei ciclisti che frequentano la pista si ferma e fa i complimenti. C’è un cartello che chiede un contributo di un euro. Non si va oltre i 50€ giornalieri. Ma ci sono pure ciclisti che si lamentano, che chiedono strada, che sfrecciano senza neanche interrogarsi su cosa sta succedendo. Pare proprio che a Roma, l’operazione “culturale” sia più difficile di quella manuale. “Ci proponiamo di presidiare in maniera fattiva e culturale la banchina del Tevere”, spiega Giuseppe Teano, che si definisce “cicloattivista multitasking” e annuncia per il 1 ottobre un evento sotto ponte Sublicio, a Porta Portese, dove c’è un tratto di ciclabile chiusa dal 24 luglio perché una parte del muraglione è pericolante. “Passare dal pc al forcone, al contatto con la terra ti dà una bella suggestione emotiva”, racconta. Leonardo Pignatelli, proprietario del decespugliatore, non è un ciclista e arriva dai castelli romani. “Partecipo perché ci credo. Un contributo dobbiamo darlo tutti, c’è tanto da fare. Certo è una goccia nel mare, ma i segnali contano”.

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