GUATEMALA, LA CHIESA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEI CONTADINI E DEGLI INDIGENI Secondo Mons. Vian Morales, i contadini del Guatemala sono stati abbandonati da tutti

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La situazione dei contadini in Guatemala continua a peggiorare. Nel giugno scorso, l’Unità di Protezione dei difensori dei diritti umani (Udefegua) ha pubblicato un rapporto-choc nel quale si evince che negli ultimi 15 anni – e con 4 governi diversi – non ci sono stati “cambiamenti significativi” riguardo alla situazione dei contadini.

Dello stesso avviso anche l’Oxfam –  una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo – secondo la quale “in Guatemala i contadini non hanno accesso alla loro terra. Il Guatemala è il paese, insieme ad Haiti e al Brasile, dove la ricchezza è concentrata nella mani di pochissimi. Gli sfratti dei contadini dalle loro terre finiscono spesso in scontri violenti con le forze dell’ordine”.

La Chiesa cattolica presente in Guatemala si è più volte espressa su questa grave problematica, denunciando le condizioni di povertà e insicurezza che caratterizzano la vita dei contadini locali. In una sua omelia, l’ Arcivescovo di Santiago de Guatemala, Sua Ecc. Mons. Oscar Julio Vian Morales, ha indicato i due presupposti per avere un paese migliore: “non continuare con lo sfruttamento di contadini e indigeni e dire la verità in ogni momento”.

“Il Signore è contro quanti sfruttano i poveri e aumentano il prezzo di ogni cosa, fatto che in Guatemala si vede molto. Questo non permetterà mai lo sviluppo dei poveri – ha detto l’Arcivesco all’agenzia di stampa Fides -. Non possiamo rubare i soldi ai poveri, che già hanno sofferto molto per avere quel poco che hanno”.

Secondo Mons. Vian Morales, i contadini del Guatemala sono stati abbandonati da tutti e, attualmente, sono tagliati fuori dai servizi essenziali: sanità, istruzione e diritti fondamentali. “Dobbiamo sforzarci di purificare i politici che non amano il paese e sfruttano i bisognosi –  ha concluso l’Arcivescovo – perché in questo paese siamo abituati a dire solo una mezza verità, ma così facendo non si riuscirà a fare giustizia”.

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