DAGLI USA: “NORD COREA PRONTA A PRODURRE 20 BOMBE ATOMICHE”

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Entro la fine di quest’anno la Corea del Nord potrebbe produrre 20 bombe atomiche, grazie alle avanzate strutture per l’arricchimento dell’uranio e una riserva già esistente di plutonio. E’ l’allarme lanciato da un gruppo di esperti in un rapporto pubblicato sul sito della John Hopkins University di Washington.

Arsenale nucleare

Secondo gli scienziati, la reale capacità nucleare del Paese asiatico è impossibile da verificare, ma dopo che Pyongyang ha condotto il suo ultimo test nucleare (e forse si sta preparando per portarne a termine un altro), è chiaro che non ha alcuna carenza di materiale. Per Siegfried Hecker, uno dei massimi esperti sul tema ed ex direttore del U.S. Los Alamos National Laboratory, è probabile che si parli di una fonte di 150 kg di uranio altamente arricchito in un anno, sufficiente a produrre sei bombe nucleari, a cui va aggiunta una scorta dai 32 ai 54 kg di plutonio, il quale permetterebbe in totale di produrre 20 bombe nucleari entro la fine del 2016.

Provocazione americana

Le rivelazioni arrivano dopo che Pyongyang ha accusato gli Usa di spingere la penisola al “punto di esplosione” in seguito all’invio di due cacciabombardieri B-1 nei cieli dell’alleato sudcoreano. L’iniziativa americana, oltre al sorvolo fino a poche decine di chilometri dai confini con il Nord, ha visto la novità dell’ esecuzione di “formazioni congiunte” con jet da combattimento provenienti da Seul e Tokyo (un vero inedito), a conferma della crescente insofferenza verso l’imprevedibilità di Pyongyang. “Sono voli che dimostrano la solidarietà tra Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone per difendersi da azioni provocatorie e destabilizzanti della Corea del Nord”, ha commentato in una nota l’ammiraglio Harry Harris, a capo del Comando Usa nel Pacifico.  Partiti martedì mattina da Guam, i superjet Usa hanno creato una formazione combattente con due F-2 delle Forze di Auto-difesa nipponiche a sudovest dell’arcipelago e poi, facendo rotta e volando a bassa quota sulla Osan Air Base, a sud di Seul e a 120 chilometri dal confine nordcoreano, con quattro F-15K sudcoreani e altrettanti F-16 statunitensi prima di rientrare a Guam.

Critiche da Pechino

Il ruolo nipponico, pur se defilato, “risponde alle direttive politiche” indicate nelle nuove linee guida della cooperazione bilaterale sulla difesa Usa-Giappone, riviste ad aprile 2015 e volute dal premier Shinzo Abe: con le ripetute minacce nucleari e missilistiche del Nord e l’assertività della Cina in mare e nello spazio aereo, i due governi si sono impegnati ad adottare misure per garantire pace e sicurezza del Giappone “senza soluzione di continuità”, dal tempo di pace alle contingenze.

La Cina, alleato storico di Pyongyang con cui i rapporti sono sempre più difficili, ha criticato la mossa americana: “Non è nell’interesse di ogni Paese cadere in un circolo vizioso di tensione e irritazione”, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri Hua Chunying. In quest’ottica rientrano i sistemi Usa antimissile Thaad, operativi in Corea del Sud per fine 2017.

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