Le 5 stelle cadenti

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ius soli

L’estate, politicamente parlando, per i partiti rappresenta l’occasione per rimettere a posto quei pezzi del puzzle che durante l’anno sono andati staccandosi dal quadro generale. Le fughe in avanti delle anime movimentiste degli schieramenti, tutti nessuno escluso, i tatticismi esasperati dei tattici, le mirabolanti teorie dei filosofi, sono una sorta di pallina lanciata nel flipper. Prevede le traiettorie è quasi impossibile.

Ma questa estate, che lentamente sta finendo ma non ancora esaurendo il suo effetto, passerà alla storia come la stagione in cui il Movimento 5 stelle perse l’età dell’innocenza non trovando, però, quella della ragione. Fuor di metafora mai, o quasi mai, è accaduto che durante il mese di agosto un partito e i suoi leader siano stati nell’occhio del ciclone senza uscirne nemmeno per un caffè. Quanto avvenuto a Roma, dove i grillini si sono ritrovati drammaticamente a fare i conti con la realtà, ha dimostrato che la creatura di Grillo non è più tale ma si è fatto partito con tutte le sue inevitabili conseguenze e evidenti incongruenze. Doveva essere il catalizzatore della protesta ed è diventato un agglomerato di personalismi senza proposta. Difficile, in questo modo, rappresentare la vera alternativa politica al centro sinistra e al centro destra.

Delineato il quadro d’insieme risultato chiaro a tutti un dato: il Palazzo gongola e tira un sospiro di sollievo. La crisi del Movimento 5 stelle ha assunto le caratteristiche di una tisana rigenerante, avendo il potere di accantonare un incubo: Grillo e i suoi turbavano i sogni dell’establishment con la loro forza innovativa e la loro minacciosa, incombente disruption. E in effetti la crisi del Movimento, non la prima ma quella attuale, sembra profonda e difficilmente risolvibile: la Raggi ha fatto errori troppo gravi, nel cuore e nell’essenza del suo ruolo, e non si vede come possa recuperare.

Ma se Roma è l’epicentro, con scosse anche a Parma e Livorno, la perdita di credibilità colpisce al cuore l’intero Movimento che mette a nudo difetti insormontabili, come il caos interno, la mancanza di un leader e di una governance, regole inadeguate, rivalità interne correntizie, l’inesperienza e l’inadeguatezza dei giovani del direttorio, ostaggi del loro continuo guardarsi allo specchio. Con una rapidità senza precedenti nella storia della politica italiana il Movimento diventa istituzione e cade in una profonda involuzione e autodistruzione da cui difficilmente riuscirà a riprendersi recuperando il suo appeal.

La sua capacità d’impatto, la sua popolarità e l’interesse che aveva suscitato in un’Italia messa in ginocchio dalla vecchia partitocrazia sembra già un lontano ricordo. Le stesse regole interne del Movimento sono materia sempre più ostica per la base, che chiede chiarezza ma trova solo nebbia… E fumo.

Il declino delle cinque stelle cadenti di Grillo impatta come uno tsunami su tutta la politica italiana. E in particolare su Matteo Renzi, il quale, certo, ha motivo di rallegrarsi per le difficoltà del suo principale e, al momento, unico vero antagonista. Ma in realtà il momento no del M5S ha come conseguenza prevedibile proprio la crisi di quel patto del Nazareno anti-Grillo, ossia dell’alleanza Renzi-Berlusconi, pensata per fermare la marcia finora elettoralmente trionfale delle truppe penta-stellate.

Una sorta di chiamata alle armi generalizzata, un’alleanza destra-sinistra per non consegnare l’Italia alle armate considerate inaffidabili e destabilizzanti del comico genovese. La crisi dei grillini toglie a Renzi l’argomento principe e di conseguenza mette in difficoltà i fan del Nazareno nel centrodestra riaprendo i giochi con una sorta di liberi tutti. Una piccola grande rivoluzione. Come non si era mai vista d’estate.

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