GOLPE IN TURCHIA, MOGHERINI: “L’UE SOSTIENE LE ISTITUZIONI LEGITTIME” Lady Pesc dopo un vertice ad Ankara: "In Europa non c'è spazio per i colpi di Stato". 107 reporter arrestati in 55 giorni

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“Abbiamo espresso solidarietà e il massimo rispetto per come il popolo e le istituzioni turche hanno difeso la democrazia durante il colpo di stato in Turchia. Per l’Unione europea non c’è spazio per alcun tentativo di colpo di stato militare. Sosteniamo le legittime istituzioni turche e nel pomeriggio visiteremo il Parlamento” bombardato durante il fallito golpe. Lo ha detto l’Alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, durante una conferenza stampa congiunta ad Ankara con esponenti del governo turco.

Al termine dei colloqui di oggi, ha aggiunto Mogherini, è emerso “un messaggio molto positivo e un forte impegno a rinnovare la nostra cooperazione. Il lavoro non si è mai fermato e continuerà guardando avanti e cercando di essere costruttivi, concentrandoci sulle sfide e gli interessi comuni. Il lavoro continuerà sulla liberalizzazione visti, l’aggiornamento degli accordi doganali, l’accoglienza dei rifugiati siriani”. Mogherini ha poi parlato del tema della lotta al terrorismo: “Abbiamo anche discusso della questione curda. L’Ue e tutti i singoli stati considerano il Pkk come un’organizzazione terroristica e siamo impegnati nel contrastarlo”.

Intanto prosegue il giro di vite inferto da Erdogan dopo il fallito golpe. Nei primi 55 giorni dello stato d’emergenza sono stati emessi mandati di cattura per circa 200 giornalisti e 107 di loro sono stati arrestati. La denuncia arriva con un comunicato congiunto dell’Associazione dei giornalisti turchi (Tgc), dell’Unione dei giornalisti turchi (Tgs) e del sindacato Disk Basin-Is, secondo cui nello stesso periodo sono anche stati revocati 660 accrediti stampa, necessari per svolgere la professione nel Paese. “I media in Turchia si sono opposti al colpo di stato, ma la libertà di informazione viene violata”, si legge nella nota. Inoltre, secondo la denuncia, 2.308 reporter hanno perso il lavoro a seguito della chiusura di un centinaio di organi di stampa.

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