La verità sulla cannabis

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Il recente disegno di legge firmato da 240 parlamentari di ogni schieramento sulla legalizzazione della cannabis ha riaperto il dibattito legato alle cosiddette “droghe leggere”. Una definizione, quest’ultima, fuorviante e addirittura rischiosa perché non tiene conto degli effetti reali di tali sostanze.

Esse creano dipendenza e inducono ad una pericolosità di comportamenti. Pensiamo se da domani chi insegna, chi guida un tram, o pilota un aereo si potesse fare prima una o più canne… La cannabis fa male, crea danni al sistema immunitario, anomalie neonatali, infertilità, malattie cardiovascolari, infarti, cancro ai testicoli. Indebolisce le facoltà cognitive, la memoria e l’attenzione e quindi fa aumentare i rischi di incidenti stradali.

L’uso si ripercuote sul rendimento scolastico, lavorativo, sui rapporti interpersonali. Legalizzarla significa far aumentare la domanda. Una eventuale liberalizzazione non permetterà assolutamente la repressione delle organizzazioni criminali, ma renderà fluido un doppio mercato, quello legale vicino a quello illegale.

Non è vero che legalizzare diminuirebbe l’incidenza della criminalità sul traffico, anzi ne raddoppierebbe il canale di introito, aggiungendo a quello illegale anche quello legale. Lo abbiamo visto con la prostituzione, laddove la legalizzazione lungi dall’essere un deterrente è diventata un modo in più per fare business. Un principio semplice: maggiore domanda, maggiore offerta.

L’auto coltivazione, tra l’altro, non consente di controllare la percentuale di Thc (il principale agente psicoattivo) presente nella pianta di cannabis. E’ importante che genitori ed educatori delle comunità si uniscano per far sentire il grido di tanti giovani schiavi delle varie dipendenze.

 

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