AMATRICE, IL RACCONTO DELLA SUORA SOPRAVVISSUTA AL CROLLO GRAZIE AL CELLULARE E' stato estratto senza vita il ragazzino di 11 anni che aveva inviato un ultimo sms alla sua mamma

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Amatrice, il giorno dopo. Decine di vittime ma anche qualche bella notizia. La speranza non è morta sotto le macerie del terremoto magnitudo 6.0 che ha devastato il reatino ieri notte: qualcuno è sopravvissuto nonostante il borgo non esista più. E’ il caso di Sorella Mariana, suora 35enne albanese che è una delle sei consorelle dell’istituto religioso Don Minozzi di Amatrice.

“Quando è iniziata la scossa – racconta Mariana – io sono finita sotto il letto e lì sono rimasta intrappolata, tra la rete, il materasso e un armadio. Quando ho iniziato a sentire puzza di gas mi sono detta: è finita, sono morta. E mi sono messa a pregare. Poi ho pensato: se preghiamo in tanti, forse il Signore mi aiuta, forse si accorge di me. E così ho iniziato a mandare messaggi con il telefonino, che avevo con me”.

Evidentemente suor Mariana di messaggi ne deve aver mandati tanti perché qualcuno ha detto ai soccorritori che c’erano ancora delle suore vive. “E all’alba – racconta la sorella – quelli della Forestale sono venuti a salvare me, altre due consorelle e una anziana che era con noi”. In mezzo a tanta desolazione, un raggio di speranza è arrivato grazie a un sms.

Non altrettanto bene è andata al ragazzino di undici anni che era rimasto intrappolato sotto le macerie della casa dei nonni, sempre ad Amatrice. Nonostante l’abitazione in cui si trovava fosse stata devastata dalla prima scossa notturna, la madre del piccolo – che non era in casa – aveva ricevuto un sms e un tentativo di chiamata e poi un altro messaggio dal cellulare che il ragazzino aveva in uso. Così i vigili del fuoco avevano fatto tutto il possibile per rintracciarlo. Anche l’uso del cane molecolare aveva poi confermato che là sotto c’era qualcuno. Che però ormai non rispondeva più. Scavando pietra dopo pietra, il ragazzino è stato trovato molte ore dopo; per lui, come per i nonni, non c’era più nulla da fare. Quel messaggio dal telefonino è l’ultimo ricordo che di lui ha la sua mamma.

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