DRAMMA IN SIRIA, INTERVISTA A MONS. FIRAS LUFTÌ

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“Il problema della Siria non è semplicemente un problema tra regime e oppositori, ma si è allargato fino a comprendere diverse fazioni, interessi economici, intrecci internazionali. C’è anche un problema interconfessionale, nello stesso Islam, tra sciiti e sunniti”. Lo afferma padre Firas Luftì, Superiore del Collegio di Terra Santa e vice-parroco della parrocchia di San Francesco ad Aleppo, intervistato da Luca Collodi.

Mons. Lufti, qual è la situazione vera sul campo ad Aleppo? Leggendo la stampa internazionale si ha l’impressione di una descrizione secondo le convenienze politiche tra le parti in conflitto…

Ogni formazione porta un punto di vista, una lettura, nel bene e nel male, che non può coprire tutto. Per chi vive sul terreno, come noi, controllato dalle forze dell’esercito siriano, vede un qualsiasi attacco dell’altra parte come un’invasione. Se l’informazione viene trasmessa dall’altra parte, vede un tentativo di liberazione e di conquista della città per il bene dei jihadisti. Quindi, stando al contesto, io direi così: i grandi stanno facendo una brutta guerra per un brutto gioco di interessi economici, politici e geopolitici; quelli che ne pagano le conseguenze sono gli innocenti, dell’una e dell’altra parte, particolarmente i bambini e le donne. Il numero dei morti in questa guerra si aggira sulle 380mila persone e la metà di questi sono donne e bambini. L’informazione autentica parte dalla realtà, dal vissuto, dal contatto autentico e diretto con chi soffre. Quelli che sono rimasti ad Aleppo sono veramente i più poveri. I più ricchi hanno già abbandonato, dai primissimi mesi, la città, direi tutta la Siria, e sono andati via. Intorno a noi ci sono solo i poveri e i più poveri dei poveri.

L’alleanza tra Russia, Iran e Turchia può risolvere la situazione di Aleppo e della Siria?

Vede, queste decine di migliaia di jihadisti, che provengono da tutto il mondo e che appartengono a più di 40 nazionalità, passavano unicamente dalla frontiera turca, e gli venivano fornite le armi. Si auspicava che la Turchia prendesse misure contro questi jihadisti e che, almeno, chiudesse le frontiere per non far passare tutti. La notizia che abbiamo sentito – che la Russia e l’Iran possano convincere la Turchia a prendere le giuste misure – è stata ricevuta in maniera positiva. Basta con questi jihadisti che passano armati, finanziati per combattere in Siria, sicuramente non per portare democrazia o libertà di coscienza.

Certo non si tratta di una guerra di religione…

Il grande tema è quello dell’interesse economico-politico delle forze regionali, ma anche del mondo intero. Ormai, il problema della Siria non è semplicemente un problema tra regime e oppositori, ma si è allargato per comprendere diverse fazioni, interessi, intrecci. C’è un problema religioso interconfessionale, nello stesso Islam, tra sciiti e sunniti. Quindi, c’è anche questa lotta tra chi vorrebbe essere il padrone del mondo islamico e prendere in mano il cosiddetto comando finale per condurre, guidare, tutto l’islam. Non è questa, però, la guerra di fondo. La guerra vera è quella degli interessi, dell’economia, delle armi che si vendono e si comprano.

Padre Lufti, chi utilizza armi chimiche in Siria?

Da quello che ci hanno detto, ci hanno raccontato, sono state usate qualche anno fa. Il problema sta nella verifica di chi le ha usate. Il discorso è molto delicato. Entriamo, infatti, nel campo della disinformazione o, comunque, della strumentalizzazione della notizia. C’è chi sta dietro a questa informazione o disinformazione, sia per accusare davanti a tutto il mondo il governo siriano e le sue istituzioni, sia per favorire un intervento, cioè suscitare o incrementare un intervento militare sotto l’egida delle Nazioni Unite; quindi una destabilizzazione completa: il caos. Invece sembra – anzi non sembra ma ne sono sicuro, ne sono certo – che la preghiera fatta con tanta fede da tutto il mondo cattolico, ortodosso e da molti musulmani di buona volontà in passato, grazie al Papa, abbia già scongiurato un intervento che poteva essere davvero catastrofico e tragico.

C’è spazio per un appello di pace?

Dal punto di vista umano, la gente, le persone che abitano ad Aleppo, in Siria, sono veramente disperate, perché in passato hanno ascoltato solo promesse o comunque visto tentativi falliti, abortiti. Dal punto di vista della fede cristiana, non possiamo disperarci: dobbiamo sempre aprire il cuore, la mente, alzare gli occhi e invocare il dono della pace che solo il Signore dà. Noi come cristiani, come francescani della Terra Santa, che viviamo e operiamo ad Aleppo, vogliamo, desideriamo con tutto il cuore, che arrivi veramente questa pace. Ma non la aspettiamo in modo passivo, sperando che avvenga. No, siamo anche operatori di pace: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. E lo stiamo facendo in mille modi. Anche la mia presenza al Meeting di Rimini, è un modo per raccontare la sofferenza degli innocenti; è un modo per coinvolgere tante persone di buona volontà. Il mio appello alla pace va a tutte le persone di buona volontà, a tutte le coscienze. Nessuno può dirsi ignaro davanti al dramma terribile della Siria; nessuno può dire davanti ai telegiornali, davanti ai media, che non sa cosa sta effettivamente succedendo in Siria.

 

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1 COMMENT

  1. Riporto…
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    AL MEETING DI RIMINI UN SACERDOTE IRACHENO E’ STATO CONTESTATO PERCHE’ HA RACCONTATO LA SUA ESPERIENZA MOSTRANDO LA VERITA’ SULL’ISLAM
    Quest’anno non sono stati invitati i domenicani perché l’anno scorso osarono parlare di gender… allora l’anno prossimo sarà esclusa l’onlus ”Aiuto alla Chiesa che Soffre” perché ha permesso di parlare ai testimoni del genocidio cristiano in Irak?
    ———–
    É di questo che stiamo parlando? Siamo nella stessa area, stessa guerra, stessi attori.
    Usque tandem?

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