IL DOLORE DI TUTTI

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La terra ha tremato in piena notte, come sette anni fa all’Aquila, addirittura nello stesso orario. Abbiamo visto la disperazione nei volti dei sopravvissuti e lo strazio di chi non potrà più riabbracciare il proprio bambino. Persone eroiche si sono precipitate a soccorrere i loro compaesani e la macchina degli aiuti si è subito organizzata per intervenire. Le ore passano e la paura di nuove scosse persiste dinanzi al mistero di una terra inquieta e ribelle che nel muoversi provoca distruzione e morte.

Qualcuno, anzi molti, si chiedono come sia possibile che un territorio ad altissimo rischio sismico non sia stato messo in sicurezza prevenendo e quindi prevedendo le conseguenze di un eventuale terremoto. La rabbia sale proprio per questa mancanza di precauzioni, mentre stride sentire certi esperti descrivere, a posteriori, gli ovvi scenari per quelle case insicure. Vedere le persone sotto le macerie fa troppo male: anche se questi non possono diventare i giorni della polemica, ma solo della solidarietà, della vicinanza e del raccoglimento, non si può non restare sconcertati da una certa inerzia. Perché questi paesini storici collocati sopra autentiche bombe naturali non sono stati preventivamente messi prima in sicurezza?

Certamente questa domanda dovrà interpellare sempre più quanti potranno e dovranno adoperarsi affinché queste sciagure non si ripetano in altre zone con alta densità sismica. Ora chi è credente si metta in ginocchio a pregare per questi fratelli, chi può intervenire sostenendo le popolazioni colpite lo faccia col cuore, i governanti tutti si uniscano per soccorrere e accompagnare concretamente queste vittime impegnandosi a trovare vere soluzioni per il presente e il futuro.

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1 COMMENT

  1. il tragico terremoto di Amatrice…Accumoli… e dintorni tra lazio, umbria, marche, esploso verso le 3 a.m. del 24 Agosto 2016, avvertito anche a Roma.

    Teremòto

    ‘Na sléppa ner dormì…Era notte fônna…
    M’àrzo de bbòtto e vò a guardà pe casa
    simmài ce fusse…chisà…uno che sfônna
    ‘na porta…’na finestra…O l’ha già invasa.

    Gnènte de gnènte…Però, poi, più tardi,
    ècco er perché: c’è stato er teremòto!…
    Amatrice…Accumoli…Si mo’ le guardi
    te metti a piàgne…tutte rase….in toto…

    Le case…tanta storia…tanta ggènte…
    ‘Na traggèdia…più peggio de ‘na guèra…
    Sotto le pietre ognuno cià un parente…
    Côr còre in gola ognuno ancora spera…

    Pietre nfra le pietre…Gènte impietrita,
    fissata in un dolore…che ‘n se sa…!
    Chi cià ‘n fijetto sotto, de la vita
    scampata a quer massacro…che ce fa…?!

    Quant’anime in pena! Pare er girone
    der poema de Dante, tutte composte
    vanno vagànno co in petto er magone…
    T’ammàzzeno vivo, certe batoste!

    C’è er pieno de aiuti…e ssò generosi:
    pompieri…sordati…dottori…privati…
    Tutti appenati…arabbiàti…grintosi
    contro i secondi…insensibbilizzàti….

    Pe ‘r giorno intero, de ruspe e de…mano
    je dànno ggiù come robot d’acciaio.
    Ché viene fòra lo spirito umano
    che s’ariscàlla e se fa focolaio.

    E si j’arièsce a sarvà ‘na perzona,
    armeno una! sarà ‘la vittoria
    contro un distìno che mai ce perdona…
    nemmanco a chiédelo in giaculatoria.

    Però…provàmoce…Dìmola assieme:
    “Ridàje vita a ‘ste bbèlle città…
    Fàlle rinasce! A noi tutti ce preme!
    L’ “amatricaiana”! ritornino a ffà”.

    Armando Bettozzi
    25 Agosto 2016

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