LE MARCHE IN GINOCCHIO: TORNA L’INCUBO DEL TERREMOTO DEL 1997 Monsignor d'Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, è giunto nei comuni colpiti dal sisma

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Il Centro Italia è stato sconvolto dal sisma che nella notte ha colpito l’area tra Lazio, Marche e Umbria causando vittime e crolli. Diverse le scosse, la più forte ha registrato magnitudo 6.0 con epicentro Accumoli, in provincia di Rieti nel Lazio; ma la scossa è stata avvertita in modo nettissimo in tutte le Marche, da Ascoli Piceno fino ad Ancona: anche nella provincia di Pesaro le persone sono state svegliate dal movimento della terra durato interminabili secondi.

Nelle Marche il sisma ha provocato crolli “a macchia di leopardo” in tre province: Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. Lo rende noto la Sala operativa unificata della Protezione civile, che raccoglie i dati dai Centri operativi comunali e delle Sale provinciali, tutti attivati. I danni maggiori si registrano ad Arquata del Tronto e Pescara del Tronto (in provincia di Ascoli), e ad Amandola (in provincia di Fermo), dove è caduto un cornicione dell’ospedale Mogliano, che è stato evacuato, e Gualdo (in provincia di Macerata). Pochi danni ma tanta paura ad Ancona e provincia, dove molte persone si sono riversate in strada in piena notte e hanno dormito in auto.

Il bilancio delle vittime marchigiane è pesantissimo e destinato forse ad aumentare: almeno dieci morti fra Arquata e la frazione di Pescara del Tronto, ma potrebbero essercene molti di più sotto le macerie di un paese ormai inesistente. Otto vittime sono a Pescara del Tronto e due in case sparse del circondario. Tra loro, anche alcuni bambini. Almeno venti i feriti, in codice ‘giallo e ‘rosso’, trasportati nel vicino ospedale di Ascoli Piceno.

La frazione di Pescara del Tronto, che conta un centinaio di abitanti, è andata completamente distrutta. I soccorritori cercano chi è rimasto sotto le macerie: i residenti e i tanti turisti – soprattutto romani – che nella stagione estiva popolano il paese. “La situazione è terribile, è peggio di Onna” ha detto il vescovo di Ascoli, Monsignor Giovanni d’Ercole, che è arrivato pochi minuti dopo la prima scossa. “Ci siamo già attivati con la Caritas per far arrivare subito gli aiuti”.

Per fortuna, tra tanta tragedia, anche un piccolo miracolo: due bambini, di 4 e 7 anni, sono stati estratti vivi dalle macerie: la nonna, che li ospitava, li ha infilati insieme a lei sotto al letto salvandoli dal crollo. La donna risponde da sotto le macerie. Ora i vigili del fuoco scavano fra le macerie alla ricerca di altre due bambine. I genitori sono stati estratti vivi dal crollo della loro casa, ma le piccole non rispondono. Tutti sperano in un altro miracolo.

Secondo Maurizio Ferretti, dalla Sala operativa unificata della Protezione civile regionale, il numero degli sfollati è elevato: “C’è una frazione rasa al suolo come Pescara del Tronto, grossi danni ad Arquata del Tronto, e cedimenti e crolli diffusi anche nel Maceratese”.

Nelle Marche terremotate torna l’incubo del settembre “maledetto”, quello del 1997 che ha segnato la storia recente della regione e dell’Umbria. La prima scossa, del settimo-ottavo grado scala Mercalli, fu registrata alle 2:37 del 26 settembre, seguita da onde d’ urto successive: la seconda dell’ ottavo-nono grado e la terza del sesto grado Mercalli alle 11:42.
Nella regione i morti furono quattro: una coppia di anziani coniugi schiacciati dalle macerie della propria casa a Serravalle di Chienti (Macerata) e un altro uomo in provincia, un’anziana travolta dai frammenti della facciata della chiesa di San Biagio a Fabriano qualche ora dopo.

Circa 7.000 persone rimasero senza casa, prima alloggiate in tenda e poi costrette a vivere per mesi in villaggi provvisori di container, allestiti vicino ai centri abitati. I danni – per oltre quattro miliardi di euro – riguardavano case, edifici privati e strutture pubbliche, attività produttive e beni culturali. Una ferita rimarginata con una ricostruzione materiale accurata e senza ombre, ma le ferite psicologiche sono ancora tutte lì.

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