SE L’UOMO INIZIA AD ARRETRARE

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Spesso quando ci avventuriamo nel dare voce ad allarmi sullo sfruttamento dell’ambiente, sull’inquinamento che mina il nostro pianeta, sulle conseguenze nefaste dell’effetto serra, spesso veniamo tacciati di catastrofismo, di esagerazione. Può essere, ma restare vigili è meglio che far finta di nulla. Soprattutto quando i segnali che arrivano sono di portata epocale, seppur piccoli.

L’uomo è conquistatore per eccellenza, ha civilizzato interi continenti, sottomesso la natura. E’ stato sempre lui ad avanzare e la natura a retrocedere. Ora accade il contrario, e non fermarsi a pensare sarebbe un delitto.

Un villaggio in Alaska, Shishmaref, appena a nord dello stretto di Bering, sarà il primo comune degli Usa a spostarsi a causa del riscaldamento globale. I suoi abitanti, in gran parte eschimesi Inupiat, hanno votato nei giorni scorsi “sì” in un referendum per trovare una nuova collocazione al loro paese costiero di 650 anime: ora che il mare rimane ghiacciato per meno tempo, le onde e le correnti si portano via il territorio. In 35 anni è sparito quasi un chilometro di costa, ed è già stato necessario spostare 13 case.

Shishmaref, abitato da pescatori e cacciatori di foche Inupiat, si trova sulla piccola isola di Sarichef, nel mare di Chukchi. La sua altitudine non lascia alternative: si trova a 4,9 metri sul livello del mare. Già 13 case sulla spiaggia sono state spostate perché l’acqua le aveva fatte crollare o le minacciava. Per rimanere sull’isola, gli abitanti avrebbero dovuto tirar fuori almeno 110 milioni di dollari, per opere di consolidamento dal risultato incerto. Lo spostamento, invece, costerebbe 180 milioni di dollari. Insomma, ritirarsi costa sostanzialmente quanto resistere nel territorio “conquistato”.

Ritirarsi, dunque, non perché la furia della natura prende il sopravvento, ma perché noi stessi creiamo le condizioni per alterare l’equilibrio della Terra, e così facendo iniziamo a perdere persino quelle conquiste – in termini di sfruttamento del suolo – che avevamo ormai dato per assodate. Non è la natura che si ribella, siamo noi che esageriamo nel non voler comprendere che non siamo i padroni del mondo, che non possiamo fare ciò che vogliamo, che ogni cosa che produciamo alla lunga avrà delle ripercussioni.

Una visione miope e presuntuosa della realtà, che vede l’Uomo al centro del creato come se potesse gestirlo, vede i profitti come unico obiettivo e non si preoccupa del futuro delle prossime generazioni. In Alaska è suonato un campanello d’allarme, ma il rischio è che sia troppo flebile e troppo lontano per essere avvertito dai potenti della terra.

L’amministrazione locale ha individuato due siti possibili sulla terraferma per il ricollocamento, Old Pond e West Tin Creek Hills, a poco più di 20 km dal sito attuale. Gli abitanti di Shishmaref vogliono rimanere tutti insieme e non vogliono spargersi per i villaggi vicini. Ora però la comunità (tutt’altro che ricca) dovrà trovare i fondi.

Shishmaref è il primo villaggio che decide di trasferirsi per evitare di sparire sott’acqua. Secondo una recente ricerca americana, una trentina di villaggi degli Stati Uniti sono in pericolo. Una decina ha iniziato a organizzare il trasferimento, ma in un prossimo futuro altri 200 villaggi si troveranno ad affrontare la stessa emergenza ambientale.

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