CINTURA ESPLOSIVA SOTTO LA MAGLIA DI MESSI: FERMATO BABY-KAMIKAZE A KIRKUK

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kirkuk

Un bambino di circa 12 anni è stato fermato nella tarda serata di ieri a Kirkuk, capitale del Kurdistan iracheno, poco prima che si facesse esplodere. Lo riferiscono i media curdi, che pubblicano le drammatiche immagini del ragazzino con indosso la cintura esplosiva, bloccato dagli agenti peshmerga curdi. Nella foto si vede il ragazzino impaurito – con l’esplosivo nascosto sotto la maglia del numero 10 del Barcellona, Messi – mentre gli agenti prima gli tolgono la cintura poi, con decisione, lo portano via. Lo strumento di morte era nascosto sotto la maglietta del suo campione preferito: quella del calciatore del Barcellona Lionel Messi.

Non altrettanto bene è finita sabato scorso in Turchia dove un altro baby kamikaze si è fatto esplodere durante una festa di matrimonio nella città di Gaziantep. Il bilancio è stato di almeno 54 morti e 66 feriti. Tra le vittime anche 29 bambini, di poco più giovani dello stesso attentatore. Secondo il governatore della città si è trattato sicuramente di “un attentato, forse dell’Isis”. Lo sposo era un membro del partito filocurdo Hdp.

Secondo le agenzia internazionali, nelle scuole irachene e siriane sotto la bandiera del Califfato, si sta preparando una generazione di terroristi e kamikaze, disposti a immolarsi già da bambini. Migliaia di piccoli frequentano i nuovi corsi imposti dall’Isis in tutto il territorio sotto il suo controllo. Che prevedono due pilastri: Islam nella versione salafita più estremista possibile, istruzione militare fin dalle prime classi.

Finita la scuola, i “leoncini” del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi apprendono a usare pistole e kalashnikov a dieci, dodici anni, vestono piccole tute mimetiche e proclamano che il loro più grande desiderio della vita è diventare «shahid», «martiri». Il lavaggio del cervello sistematico ha dato i suoi frutti. A febbraio scorso erano già stati catalogati 89 attacchi lanciati da kamikaze minorenni. Ma in totale potrebbero essere centinaia. E poi ci sono i bambini boia, pubblicizzati nei video di propaganda: più piccolo aveva quattro anni. Bambini usati come assassini o kamikaze, vittime essi stessi dell’odio dei “grandi”.

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