STRAGE INFINITA AD ALEPPO: 25 MORTI, ANCHE DUE BIMBI La tregua di 48 ore per consentire di portare aiuti umanitari alla popolazione Aleppo, invocata dall'Onu e accettata dalla Russia, appare sempre più lontana

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Syrians check the rubble following an air strike by government forces on the eastern Shaar neighbourhood of the northern Syrian city of Aleppo on September 17, 2015. Once Syria's economic powerhouse, Aleppo has been ravaged by fighting since the rebels seized the east of the city in 2012, confining government forces to the west. AFP PHOTO / FADI AL-HALABI (Photo credit should read Fadi al-Halabi/AFP/Getty Images)

Quando ancora la foto del piccolo Omran Daqneesh, coperto di sangue e polvere ma vivo, continua a fare il giro del web e dei social network, in Siria non si fermano le bombe né le stragi di civili. Si contano nuove vittime, almeno 25, in un bombardamento sui sobborghi di Orm al Kobra e Kafar Halab nella martoriata provincia di Aleppo, diventata la città simbolo del massacro siriano. Sedici morti – riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani – sono civili, e tra questi, ancora una volta, due bambini. Come Omran, o come il suo fratellino Ali che non ce l’ha fatta.

La tregua di 48 ore per consentire di portare aiuti umanitari alla popolazione Aleppo, invocata dall’Onu e accettata dalla Russia, appare quindi sempre più lontana. “La parola passa al governo e all’opposizione. Noi stiamo spingendo”, ha ribadito ancora ieri l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan De Mistura, lanciando l’ennesimo grido di allarme su Aleppo che “rischia di morire”.

Intanto centinaia di ribelli siriani legati al Free Syrian Army (l’Esercito siriano libero, Esl) si starebbero invece preparando ad attaccare l’Isis dal territorio turco nella cittadina di confine di Jarablus. Lo riferiscono media locali, aggiungendo che l’assalto dovrebbe partire nei prossimi giorni. L’attacco a Jarablus da parte dell’Esl, sostenuto da Ankara, potrebbe inoltre servire a impedire che la cittadina venga presa dalle Forze democratiche siriane (Sdf), milizia curda appoggiata dagli Stati Uniti che solo due settimane fa ha liberato dai jihadisti, mettendoli in fuga, un’altra città del nord della Siria, Manbij, prendendone il controllo.

E torna a criticare lo Stato islamico di Abu Bakr al Baghdadi anche il leader di Al Qaida, Zayman al Zawahri, che negli ultimi anni ha visto diverse fazioni della galassia jihadista cambiare casacca per avvicinarsi al califfato. “Affiancate i talebani afghani e rifiutate l’Isis”, è l’ultimo appello del successore di Osama bin Laden, riapparso in video dopo che negli ultimi tempi aveva diffuso quasi solo messaggi audio. Già lo scorso giugno Zawahri aveva già dichiarato la propria “fedeltà” a Haibatullah Akhundzada, il nuovo capo dei talebani scelto dopo l’uccisione di Muhammad Mansour, nel solco della “tradizione stabilita da bin Laden”.

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