SCAMPATI ALLE PERSECUZIONI IN NIGERIA, BATTEZZATI NEL MARE DELLA TOSCANA venti rifugiati politici, arrivati in Italia dopo essere sfuggiti alla persecuzione dei cristiani in Nigeria, ora ospiti di un centro di accoglienza di Massa Carrara

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Immersi nel mare per essere battezzati, quello stesso mare che gli ha permesso di fuggire dall’orrore; la stessa acqua nella quale hanno pensato di morire oggi li porta a nuova vita.

Sono venti rifugiati politici, arrivati in Italia dopo essere sfuggiti alla persecuzione dei cristiani in Nigeria, ora ospiti di un centro di accoglienza di Massa Carrara da circa tre mesi, hanno ricevuto il battesimo secondo il rito evangelico questa mattina, poco dopo le 8, immergendosi in mare da una spiaggia di Marina di Massa. A seguire la particolare funzione c’erano anche tanti curiosi, turisti e bagnanti.

I rifugiati indossavano, come prevede il rito, delle vesti bianche. Prima di immergersi in acqua hanno spiegato di essere arrivati alla consapevolezza necessaria per poter ricevere il battesimo, come vuole la Bibbia, e di essere pronti a rinascere in Cristo. Sono tutti giovani che non superano i 30 anni; tra di loro ci sono due ex schiave, ragazze che hanno raccontato ai pastori della chiesa evangelica toscana le violenze subite.

I profughi erano stati tutti imprigionati, prima di riuscire a scappare approfittando dei bombardamenti e hanno parlato di settimane senza poter toccare cibo e di aver ricevuto solo un bicchiere d’acqua dopo giorni. C’e chi dice di aver visto uomini di fede musulmana tagliare i gommoni in mare per far annegare i cristiani in fuga.

Uno di loro pensava di aver perso la moglie e i due figli, ma ha scoperto in Italia che invece sono vivi e che la donna è in attesa di un terzo bambino. L’uomo vorrebbe ora trovare un lavoro in Toscana e regolarizzarsi per poter riabbracciare la sua famiglia.

Il rito del battesimo si è concluso nella chiesa “l’Evangelo della grazia” di Massa, dove per la prima volta i battezzati hanno potuto mangiare il pane e bere il vino. Poi sono tornati tutti nel centro di accoglienza, seguiti dai responsabili e mediatori culturali della prefettura apuana.

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