Dove eravate?

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Quando sento dire dai politici che bisogna riaprire i bordelli mi scorrono davanti i volti di tante ragazze raccolte insieme a don Oreste e a don Aldo sulla strada. Mi sembra di risentire i loro racconti di sofferenza, in un italiano stentato, il pudore nel descrivere le loro storie di violenza e la paura di dirlo alle persone sbagliate.

Quando sento dire che le ragazze scelgono di prostituirsi sulla strada ripenso a lei, a Eveline, al suo corpo martoriato e al suo viso deformato da una morte atroce, causata dall’aver dovuto ingerire cianuro agricolo. Chissà, forse persino una “liberazione”, dopo giorni di torture.

Ho davanti a me l’immagine del corpo di questa ragazza: sembrava una bambola rotta gettata in un fossato, destinato ad essere ricettacolo di rifiuti. Ma non lo era, bensì era il corpo di una giovane che aveva cercato di scappare dalla povertà e che si era ritrovata sola in un Paese lontano.

Avrebbe potuto essere mia sorella quella ragazza che gli automobilisti la sera si divertivano a schernire, lanciandole oggetti addosso e chiamandola “puttana”. Quel corpo non meritava di restare in una cella frigorifera, aveva al collo una piccola croce. Dissi a don Aldo: “Facciamole un funerale”. Don Oreste decise la cerimonia nel Duomo di Senigallia. Sarebbe stato il funerale di Evellne, ma anche quello di tante ragazze sequestrate e uccise, senza nome. Nella Cattedrale stracolma di gente, le ragazze della Comunità intonarono i loro canti. Poi, dopo l’omelia del Vescovo, prese la parola don Oreste.

Quel prete buono, sempre sorridente, iniziò la sua omelia; il suo viso divenne duro e triste. Puntò il dito verso di noi, le Autorità, sedute in prima fila. “Dove eravate quando questa ragazza veniva denudata e costretta a prostituirsi? Dove quando ha cercato di scappare dai suoi aguzzini? Dove quando è stata sequestrata, torturata, uccisa?”

Il questore che mi sedeva accanto, irritato, mi disse di intervenire. Il Prefetto, il Sindaco che pure aveva contribuito ad organizzare la cerimonia: tutti eravamo imbarazzati. Io abbassai lo sguardo e risposi: “Ha ragione don Oreste, dovevamo fare di più”.

A distanza di anni, quando transito lungo la Statale Adriatica, mentre le famiglie rientrano con i bimbi incuriositi a cui i papà rispondono che “le ragazze aspettano il pullman”, io rivedo Eveline e vorrei che, insieme a me, la vedessero quanti sono chiamati ad esprimersi su un progetto di legge che potrebbe porre fine alle sofferenze di tante ragazze.

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