SCHWAZER DICE ADDIO AI GIOCHI DI RIO, 8 ANNI DI SQUALIFICA DAL TAR Gli arbitri hanno deciso in base alla positività del test Sentenza appellabile solo a un tribunale svizzero.

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Alex Schwazer saluta i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Al termine di una lunga consultazione, è arrivata la sentenza del Tribunale Arbitrale dello Sport: squalifica di otto anni, la stessa chiesta dalla Iaaf, la Federazione Internazionale dell’Atletica. Otto anni che segnano, di fatto, la fine della sua carriera. La sentenza del Tas è arrivata decretando la non eleggibilità del marciatore altoatesino per le due gare olimpiche della 20 e della 50 chilometri di marcia. Il rinvio della decisione aveva fatto pensare che non tutto fosse così scontato, ma alla fine i tre giudici hanno deciso per la squalifica in base alla positività al testosterone nel controllo antidoping del primo gennaio scorso.

La sentenza è appellabile soltanto presso un tribunale federale svizzero. Ma, nel frattempo, le Olimpiadi sono andate. L’atleta azzurro ci aveva creduto fino all’ultimo, e dopo le otto ore di udienza di lunedì aveva chiuso la giornata sui rulli per allenarsi, per poi il giorno dopo accumulare chilometri sulla pista ciclabile di Copacabana. Un modo come un altro per sperare ancora di poter gareggiare nella manifestazione a cinque cerchi di Rio. Una speranza che il verdetto dal Tas ha spezzato.

Schwazer era stato trovato positivo in un controllo antidoping, effettuato a sorpresa dalla Iaaf presso la sua abitazione di Racines, in provincia di Bolzano. Dopo un primo screening negativo, la federazione internazionale (in base alla raccolta dei dati del passaporto biologico steroideo) aveva ordinato un esame di secondo livello. Questa seconda analisi aveva evidenziato la presenza di testosterone. Tuttavia, alcune modalità dell’iter della vicenda, dalla violazione dell’anonimato all’allungamento dei tempi di comunicazione all’atleta, combinati con i dati di tutti gli altri 14 controlli che non avevano evidenziato alcuna anomalia, avevano portato la difesa del marciatore a denunciare l’ipotesi di dolo. Un’ipotesi, questa, che al momento rimane valido solo per la giustizia penale, visto che la procura di Bolzano ha aperto un fascicolo sulla denuncia contro ignoti presentata dall’avvocato di del marciatore azzurro, Gerhard Brandstaetter.

Quella di Schwazer è la seconda positività ai test anti doping. Nell’estate 2012, a pochi giorni dall’Olimpiade di Londra, aveva ammesso l’assunzione di epo in una drammatica conferenza stampa. In quell’occasione, l’atleta ripercorse l’acquisto, il consumo e il piano dopante preparato in vista dei Giochi inglesi per cercare di confermare il titolo di campione olimpico conquistato a Pechino. Dal punto di vista normativo, l’altoatesino è quindi un recidivo. E questo ha portato alla pena, a dir poco severissima, chiesta e ottenuta dalla Iaaf. Nelle prossime ore, Schwazer rientrerà in Italia con il suo allenatore, Sandro Donati, che lo ha difeso in tutte queste settimane.

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