Il prezzo della modernità

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Questa società è affetta da una “sindrome da acquario”. Per conoscere le idee, i sentimenti di una persona, anche cara, non c’è più bisogno di incontrarsi, di parlare o addirittura, come una volta, di scriversi. Anche le belle dichiarazioni d’amore sono sparite; eppure appena pochi anni fa, in quella che i giovani considerano ormai preistoria, ci si scriveva tra innamorati. Addirittura i più sentimentali utilizzavano lettere profumate.

Oggi la cosa fa ridere, ma allora, sul tema dell’amore, si cimentavano poeti e romanzieri. Oggi basta andare su Fb o su qualche altro social e si trova di tutto, addirittura la video ripresa dell’analisi del sangue e di una corsa all’impazzata, nella notte, rischiando la propria e l’altrui vita.

E non mancano le confessioni, magari corredate da foto, di momenti che una volta sarebbero stati ” riservati “. Non si estraniano da questa moda neanche i politici o i cosiddetti vip o, addirittura, Capi di Stato o leader religiosi.

Sta scomparendo la parola e tornano in auge i segni, i simboli, le “faccette”, quelle che i nostri antenati scrivevano sulla pietra, solo che invece del sasso per ferire la pietra oggi abbiamo il computer.

Anche i libri, con il loro caratteristico profumo nello sfogliarli, stanno perdendo la loro funzione e il loro fascino a beneficio delle foto e delle frasi ricercate ed intelligenti, molte delle quali copiate da internet. Insomma la fantasia ed il sentimento sembrano cedere il posto all’informatica.

Questo il prezzo da pagare alla civiltà che avanza e che contagia un po’ tutte le categorie e figure?! Fa tenerezza Il Santo Padre che richiama le suorine di clausura a non perdere tempo su Fb e dedicarsi di più alla contemplazione e alla preghiera. Chissà, forse, anche sui social si riesce a divulgare messaggi d’amore e di questi tempi, alla fin fine, meglio le suorine informatizzate che svelano i segreti della clausura che le comunicazioni di terrore che stanno ormai ammorbando la vita di tutti i giorni.

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