OBAMA: “SCONFITTA ISIS E’ INEVITABILE, MA NON SO SE MI POSSO FIDARE DI PUTIN” Il Presidente Usa ha riunito al Pentagono il National Security Council per fare il punto su Isis e Siria

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Barack Obama ha riunito al Pentagono il National Security Council per parlare di Isis e Siria. Il Presidente americano ha ascoltato i vertici dell’intelligence, della difesa e delle forze armate sugli ultimissimi aggiornamenti della situazione siriana, in particolare di Aleppo, città assediata da tempo. “Continueremo a combattere l’Isis senza sosta, in maniera implacabile – ha detto Obama alla stampa – la sua sconfitta sarà inevitabile”.

“È più di un anno che l’Isis non consegue una vittoria importante in Iraq e in Siria” ha evidenziato il presidente Usa, sottolineando al contempo come la situazione sia ancora “complessa” e che “non può essere risolta solo con la forza militare”. Inoltre, ha allertato, “nonostante il declino dell’Isis in Siria e in Iraq, l’organizzazione ha ancora la capacità di ispirare attacchi terroristici, anche negli Stati Uniti”.

Toni duri contro il presidente russo Vladimir Putin. Per la soluzione della crisi in Siria, Obama ha sottolineato che non sa se potersi “fidare di Putin e della Russia” avvertendo Mosca che rischia uno schiaffo dalla comunità internazionale se continuerà a fare fronte comune con il regime siriano di Bashar al Assad. Se il Cremlino proseguisse sulla strada intrapresa, sarebbe indicato come un “attore irresponsabile” sulla scena mondiale. Obama ha detto che “è tempo per la Russia di mostrare che è seria” sulla volontà di portare la pace in Siria.

Mosca e l’Iran sostengono il regime di Assad e, nonostante i diversi cicli negoziali, la Russia non pare intenzionata a ritirare questo sostegno. “Questo è il motivo per il quale – ha continuato Obama – dobbiamo valutare se possiamo o meno arrivare a una cessazione delle ostilità”. Vista la grave situazione umanitaria ad Aleppo, città di 250mila abitanti, gli Stati Uniti sperano di far ripartire il cessate-il-fuoco permettendo alle missioni umanitarie di entrare in città e di riaprire quanto prima la strada ai negoziati che portino alla fine della guerra civile per concentrare l’intervento contro lo Stato islamico.

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