CINA, CONDANNATI DUE ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI A 7 E 3 ANNI DI CARCERE Proseguono nel Paese le condanne ai 300 attivisti arrestati a partire dal luglio del 2015

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Proseguono in Cina le condanne ai 300 attivisti per i diritti umani arrestati a partire dal luglio del 2015. Il tribunale di Tianjin, ha condannato a sette anni e mezzo di carcere Hu Shigen, leader di una Chiesa protestante sotterranea con l’accusa di “sovversione”. Nello specifico, Hu avrebbe diffuso idee sovversive agli avvocati e agli attivisti basate sul suo credo religioso. Nel febbraio del 2015 avrebbe partecipato ad una cena in un ristorante insieme ad altri legali – anch’essi denunciati – per discutere del ruolo degli avvocati nei movimenti dei lavoratori e in casi sensibili.

Inoltre, è stato accusato di aver mandato all’estero un avvocato per i diritti umani, Gou Hongguo, per essere formato su questioni che coinvolgono l’indipendenza delal regione dello Xinjiang e del Tibet al fine di creare un clima di protesta contro le autorità cinesi. Dinanzi alla corte, Hu si è proclamato colpevole e non ha accusato nessun altro pur di farsi alleggerire la pena.

Lo scorso 2 agosto l’attivista per i diritti umani Zhai Yanmin è stato condannato a tre anni di galera e a quattro anni di libertà vigilata per “sovversione”. L’avvocato per i diritti umani Wang Yu è stata invece rilasciata in libertà vigilata. Il primo agosto la televisione di Stato aveva mandato in onda la sua confessione. La corte di Tianjin – la quarta municipalità più grande della Cina, affacciata sul Mar Giallo – è stata difesa da un cordone di polizia per evitare proteste e disordini fuori dal tribunale.

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