IL MERCATO DELLA CARNE UMANA

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La tratta delle persone non è un male inevitabile. Quest’affermazione, a prima vista banale, è il principio da cui prende le mosse il Rapporto sul traffico di esseri umani (“Trafficking in Persons Report”), pubblicato il mese scorso dal Dipartimento di Stato Statunitense. “La lotta contro queste forme moderne di schiavitù è una battaglia che possiamo e dobbiamo vincere”, ha dichiarato il Segretario di Stato John Kerry, in occasione della presentazione del Rapporto, che – ha detto – è il risultato di uno sforzo congiunto di ricerca e di indagine degli Stati Uniti in collaborazione con i governi di altri Paesi nel globo.

L’Italia – si legge nel Rapporto – è un Paese di destinazione, di transito e di origine, per il traffico sessuale e lo sfruttamento nel lavoro di donne, uomini e bambini. Le vittime di tratta e violenze sono perlopiù provenienti da Nigeria, Marocco, Eritrea, Cina, Albania, Romania. I bambini venduti per strada agli orchi, spesso travestiti da persone perbene o addirittura perbeniste, si stima siano almeno 3mila. È indeterminabile il numero dei minori obbligati all’accattonaggio. Oltre 5mila sono spariti, tra gli immigrati irregolari sbarcati sulle nostre coste, sui barconi sovraffollati provenienti in particolare da Somalia, Eritrea, Bangladesh, Egitto, Afghanistan.

Secondo i dati raccolti con la collaborazione delle organizzazioni di volontariato e non governative attive nell’accoglienza, soprattutto della Chiesa cattolica, l’aumento dei flussi migratori si è accompagnato a un aumento del numero delle vittime della tratta e dello sfruttamento. I più a rischio sono i richiedenti asilo. Nel 2015, quasi 3mila di loro erano nigeriani. Le persone arrivate irregolarmente, l’anno scorso, sono state oltre 150mila, e più del 60 percento sono state ospitate in modo improvvisato, creandosi così le condizioni di pericolo e vulnerabilità per abusi e crimini. Almeno 18mila erano minori non accompagnati.

I bambini più “fortunati” lavorano nei bar, nei ristoranti, nei panifici, o coltivano i campi, senza riposo, per ore e ore, proprio come gli adulti, per pagare il debito della traversata e per mandare denaro ai parenti rimasti nel Paese d’origine.

I trafficanti di essere umani e di troppi bambini sono spesso italiani. Magari sono nostri vicini di casa, in giacca e cravatta, apparentemente gentili ed educati. Mescolati tra la gente “normale”, ci sono quelli che gestiscono il mercato umano e organizzano il turismo sessuale in Brasile, Thailandia, India, in Paesi dell’Africa. Gli “attrezzi” prediletti per i “giochi” di certi adulti sono vite innocenti, distrutte per sempre. Sono centinaia di migliaia, i bimbi, le bimbe che muoiono ogni anno a causa dei traumi riportati nelle violenze. E ogni anno, nel mondo, secondo le stime delle Nazioni Unite, più di un milione di piccoli sono vittime della tratta della prostituzione. È uno schiaffo alla nostra indifferenza, mascherata di ingenuità. Non vediamo, perché ci fa comodo non vedere. Non sappiamo, perché preferiamo non sapere.

Molte donne sono costrette a prostituirsi dopo essere state attratte nel Belpaese con la promessa di un impiego, come cameriere, infermiere, ballerine o modelle. Subito private dei documenti, appena arrivate in terra tricolore, sono alla mercè dei loro aguzzini.

Le nostre Forze dell’Ordine, così come la Magistratura, sono tra le più qualificate, a livello internazionale, nel contrasto al traffico di essere umani. Tuttavia, secondo quanto si legge anche nel Rapporto a marchio Usa, sono diminuite sensibilmente le risorse economiche nel nostro Paese per la prevenzione e la repressione, anche grazie all’impegno delle Ong, per le quali sono stati ridotti i finanziamenti. Attualmente, gli stanziamenti sono di 8milioni di euro.

Tra i “suggerimenti” all’Italia, nel Rapporto, c’è: migliorare il sistema di identificazione e schedatura degli immigrati irregolari, in modo anche da ricercare eventuali vittime di tratta, in particolare nei centri di accoglienza d espulsione; mettere a punto strutture specializzate nell’aiuto alle vittime, tra i bambini, principalmente, anche maschi; provvedere a far lavorare regolarmente i richiedenti asilo pure nel tempo in cui ancora non sia completata la procedura burocratica di accettazione della domanda; istituire servizi di coordinamento tra gli enti pubblici e gli operatori non governativi; investire negli strumenti di contrasto del turismo sessuale, anche attraverso una disincentivazione legale della domanda; implementare attività e campagne di comunicazione per la sensibilizzazione a livello nazionale.

Molto di più potrebbe fare, il nostro governo, per la prevenzione. Manca una figura di coordinamento, tra gli operatori governativi e non., a livello nazionale, per il contrasto alla tratta. Agli uffici preposti all’assistenza alle vittime, sono arrivate circa 3.600 richieste di informazioni, di cui 610 direttamente collegate al traffico di esseri umani. Certamente è una forma di prevenzione e di contrasto l’impegno educativo e la disincentivazione della domanda di sesso a pagamento. Ma sembra che il governo non si sia molto impegnato, su questo fronte, soprattutto per reprimere il turismo sessuale all’estero che coinvolge dolorosamente i minori. Così come di più bisognerebbe fare nella lotta allo sfruttamento e alla schiavitù nel lavoro.

Dal Rapporto risulta che in Italia, nell’ultimo biennio, vi sarebbe stato un aumento delle condanne penali, ma una diminuzione nell’attività di governo per le indagini e i controlli. La tratta delle persone è un delitto punito ai sensi degli articoli 600, 601 e 602 del Codice penale e si distingue dal traffico dei migranti, in quanto reato appunto contro la persona e non contro lo Stato. I casi “sospetti” erano quasi 4mila nel 2013, sono stati meno di 3mila nel 2014. Sempre nel 2014, sono state condannate 169 persone per traffico di essere umani, in Corte d’Appello è stata confermata la condanna per 184 trafficanti.

Da un Rapporto a cura della Direzione generale di statistica e analisi organizzativa del Ministero di Giustizia, ogni anno, in Italia, risultano iscritte una media di 200 contestazioni di reato nei registri del Giudice per le indagini preliminari e una trentina in quelli della Corte d’Assise. Oltre il 70 percento riguarda la riduzione in schiavitù.

Al momento, i dati a disposizione delle nostre Forze dell’Ordine non distinguono tra lo sfruttamento sessuale e il lavoro forzato. Quasi 2mila agenti sono stati formati appositamente. Le vittime assistite nel 2015 dal Dipartimento per le Pari Opportunità sono state 800, un numero quasi pari a quello dell’anno precedente. Gli adulti hanno avuto una proroga di sei mesi del permesso di soggiorno, se iscritto a programmi di formazione. Per i minori, il permesso di soggiorno vale fino al compimento della maggiore età. Sono stati concessi 324 permessi di soggiorno temporanei per le vittime di sfruttamento nel 2015. Sembra, però, che per quanto la leggi tuteli chi subisca abusi e violenze, molti migranti caduti nelle trappole della tratta, non identificati, siano stati trattati al pari degli altri immigrati irregolari.

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