GDF: ARRESTATO VINCENZO CONSOLI, EX A.D. VENETO BANCA I provvedimenti sono stati emessi dalla procura di Roma

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La Guardia di Finanza ha arrestato Vincenzo Consoli, l’ex amministratore delegato di Veneto Banca, decimo gruppo creditizio italiano. Per il finanziere, nato a Matera classe ’49, i reati ipotizzati sono ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza e aggiotaggio. Dalle prime ore di questa mattina, i militari delle Fiamme Gialle, in forza al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, stanno inoltre compiendo numerose perquisizioni e un sequestro preventivo per decine di milioni di euro nei confronti di persone legate all’istituto di credito fondato a Montebelluno nel 1877.

I provvedimenti sono stati emessi dalla procura di Roma dopo un’articolata indagine diretta dalla Procura capitolina e delegata al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria e al Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia; il periodo al centro dell’indagine è il 2013/2014.

L’indagine avrebbe fatto luce su diverse condotte di ostacolo ai danni di Bankitalia e Consob. Nello specifico, vengono contestate una serie di operazioni dette “baciate” grazie alle quali era la stessa banca a finanziare clienti importanti purché questi acquistassero azioni dello stesso istituto di credito. Inoltre, sono stati concessi finanziamenti a persone in difficoltà economiche (dunque non in grado di restituire le somme ricevute) senza un’adeguata verifica della capacità di rimborso da parte dei richiedenti.

L’intento era quello di dare, all’esterno alla platea dei risparmiatori e degli altri azionisti, l’immagine di una solidità patrimoniale. Inoltre, secondo gli elementi acquisiti, mediante queste operazioni i vertici di Veneto Banca potevano falsamente rappresentare agli organi di vigilanza (Banca d’Italia e Consob) una consistenza patrimoniale superiore al reale, così da rientrare nei parametri di sicurezza che la legge esige per gli istituti bancari. La creazione di questa situazione di patrimonio “virtuale” ha poi consentito di fissare il prezzo delle azioni su valori assai più elevati rispetto allo stato dell’azienda.

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