Il rischio della disinformazione

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“L’Islam non è terrorista. Non è vero e non è giusto.
Ci sono gruppetti fondamentalisti. Ad esempio il cosiddetto Isis, lo Stato Islamico, che si presenta come violento. Ma non voglio parlare di violenza islamica, perché allora dovrei parlare anche di violenza cattolica, a guardare i giornali e vedere quello che succede pure in Italia. Invece, si può convivere bene”. Sono le parole del Papa alla Gmg, e assumono un valore particolare dopo la domenica in cui le chiese d’Europa hanno ospitato musulmani, in una ricerca comune di pace.

È un messaggio forte, che deve essere amplificato, perché così come da noi c’è chi cerca di far passare l’Islam come il male assoluto, non distinguendo tra religione e fanatismo, tra fedeli e terroristi, lo stesso accade – a parti invertite – al di là del Mediterraneo. Ed il sospetto, l’incomprensione, la non conoscenza sono i germi che portano alla diffidenza e poi all’odio, madre e padre di ogni guerra, ovviamente “insieme” a una buona dose di interessi economici.

Che il rischio di incomprensioni planetarie – al di là degli estremismi terroristici – sia
grande, lo testimonia un recente sondaggio condotto da aljazeera.net, il sito web per il canale televisivo Al Jazeera in arabo, gli intervistati sostengono di gran lunga il gruppo terroristico Stato islamico.

sondaggio_okIl sondaggio, che ha chiesto in arabo “Sostieni le vittorie dell’organizzazione dello Stato islamico in Iraq e Siria (ISIS)?” ha generato oltre 38.000 risposte, con solo il 19% degli intervistati che hanno votato “No” al sostegno all’Isis contro l’81% di “Sì”.
Come leggere questo dato? Il pubblico televisivo di Al Jazeera in arabo è in gran parte costituito da musulmani sunniti che vivono nel mondo arabo. L’audience si concentra per lo più in Egitto e Arabia Saudita, oltre a una grande quantità di telespettatori via satellite, soprattutto negli Stati Uniti. aljazeera.net è più popolare in Arabia Saudita, Stati Uniti, Egitto, Marocco, e in Bosnia-Erzegovina, secondo il sito di analisi delle pagine web Alexa, tanto da raggiungere circa 40 milioni di spettatori in tutto il mondo arabo.

La notizia che la stragrande maggioranza di chi ha risposto al sondaggio di Al Jazeera in arabo supporta l’Isis non deve sorprendere; sia perché sul canale tv pesa da tempo l’accusa di essere filo-Daesh, ma anche perché la disinformazione (o contro-informazione, che dir si voglia) impera da una parte e dall’altra.

In una domenica come quella appena passata, che ha rappresentato simbolicamente una svolta nei rapporti umani tra islamici e cristiani nei territori dell’Occidente, va compreso il rischio di un sondaggio come quello uscito, che pur non avendo alcun valore scientifico per l’assoluta lontananza tra il campione che ha risposto e i numeri generali, lascia comunque sul campo il tema della comunicazione come fondamento per una reale integrazione.

Lo Stato islamico ha un suo seguito, è innegabile: ha creato una sorta di welfare nei territori che gestisce, interviene su scuole, educazione, sanità, occupazione, assistenza. Poi c’è l’atavica disputa tra Sunniti e Sciiti, e dato che la riconquista delle città sunnite in mano all’Isis è spesso affidata a truppe sciite, questo non può che aumentare – per certi versi – il favore riscontrato dallo Stato Islamico. Diverso è però fare proseliti in Occidente fino a farli diventare “cellule di morte”. Per impedire che la piaga si allarghi non servono le bombe, né i muri; lo sminamento deve essere culturale, prima che militare. Altrimenti resterà una guerra persa.

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2 COMMENTS

  1. Paragonare gli omicidi (femminicidi) da parte di persone che non invocano certo alcun “comando divino” e della cui pratica di religione (o fede) non si ha traccia nei notiziari ad atti di terrorismo al grido di “Dio (il MIO Dio) è grande compiendo in pochi minuti una strage con numeri multipli degli omicidi (femminicidi) avvenuti per le più disparate cause, dalla infedeltà coniugale al denaro, dalla incapacità di accettare una separazione alla depressione post partum, mi sembra un proiezione non solo sbagliata, se non incauta, certamente mistificante…

  2. Io non capisco il perché di questo accanimento ad affermare che il terrorismo non c’entri niente con l’Islam. Si è mai sentito di attacchi terroristici da parte di frequentanti altre religioni? Se sì, mi è sfuggito qualcosa. Perché ostinarsi ad affermare che i terroristi interpretano male il Corano, se quel che fanno è proprio quel che vi sta scritto, interpretato nel modo più letterale?
    E poi, il grido di battaglia non è “Allah akbar”? Non significa forse “Allah è grande”? Il fatto che molti musulmani siano moderati non cambia niente. Cosa fanno per contrastare il terrorismo? Hanno paura? Allora è come se non ci fossero. Non si è mai sentito di un dibattito all’interno dell’Islam sull’opportunità o meno del terrorismo. Adesso cominciamo a sentire delle condanne, ma dopo tante critiche per questo immobilismo, e insieme a tante bugie.
    D’altra parte, lo scopo dichiarato degli islamici è sempre stato quello di diffondere la loro religione o con la parola o con la spada, e non mi risulta che abbiano mai cambiato idea. Solo che adesso l’invasione avviene pacificamente, non in modo cruento (stupri e disordini a parte). Questo non lo dico io, ma loro. Basta parlarci (un po’ di italiano lo conoscono).

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