COLOMBIA, EMERGENZA MIGRANTI: 1500 CLANDESTINI BLOCCATI AL CONFINE Oltre alle migliaia di migranti bloccati, si aggiunge un flusso giornaliero che varia da 100 a 400 persone

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Pesante crisi umanitaria in Clombia, dove migliaia di migranti entrano ogni giorno nel comune colombiano di Turbo, al confine con Panama, per raggiungere gli Stati Uniti. Una situazione divenuta ormai insostenibile e che sta portando la stessa popolazione, ormai stanca del flusso continuo di clandestini, a manifestare contro il governo colombiano.

E’ il vescovo della diocesi di Apartado, Sua Ecc. Mons. Hugo Torres Marin, a lanciare una richiesta di aiuto alla Cancelleria: “la situazione a Turbo, Antioquia, Capurganá e Sabzurro, nel Choco, sta diventando ogni giorno sempre più grave, abbiamo bisogno di una risposta dalla Cancelleria” riferisce il vescovo tramite una nota pubblicata dall’agenzia di stampa Fides.

Secondo Mons. Torres Marin, il problema peggiora perché il ministero degli Esteri non si pronuncia su questa emergenza, e non offre nemmeno soluzioni possibili. La situazione, però, richiede una risposta immediata perché, spiega il vescovo, “ci sono già reazioni della popolazione, di ordine pubblico, per l’invasione di terreni dove i migranti hanno allestito delle baracche per vivere; a causa dall’indifferenza dello stato, molti di loro sono vittime di furti anche se hanno poche cose; sebbene il sindaco fornisca loro l’acqua, il cibo è fornito dalla Pastorale Sociale attraverso la Chiesa, tuttavia il problema è così grave che anche gruppi di laici impegnati contribuiscono al sostentamento di queste persone”.

Oltre alle migliaia di migranti bloccati, si aggiunge un flusso giornaliero che varia da 100 a 400 persone. Inoltre, pochi giorni fa, un guasto ha lasciato senza elettricità il vilaggio di Capurganá, popolazione del Choco che vive ad una temperatura tra 32 e 35 gradi Celsius. Il black out ha fatto aumentare il prezzo del cibo, che richiede refrigerazione e il ricorso ai gruppi elettrogeni per i quali si deve comprare il carburante.

L’emergenza umanitaria è iniziata con la chiusura delle frontiere per gli immigrati, stabilita il 9 maggio dal presidente di Panama. Gli emigranti provenienti da Cuba, Haiti, Africa e Cina sperano infatti di raggiungere gli Stati Uniti attraverso la Colombia e Panama.

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