IRAN: ELEZIONI PRESIDENZIALI FISSATE AL 17 MAGGIO 2017, ROHANI FAVORITO Il Consiglio dei Guardiani appoggia l'attuale presidente eletto al primo turno 2013

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Le prossime elezioni presidenziali in Iran si terranno il 19 maggio del 2017: lo ha annunciato oggi il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione islamica. Un voto che dovrebbe confermare per un secondo mandato l’attuale presidente, il moderato Hassan Rohani, eletto al primo turno nel 2013. Il potente Consiglio dei Guardiani, sei dei dodici membri sono nominati da Khamenei, ha il potere di veto sui candidati in tutte le elezioni in Iran. Dall’affermazione della rivoluzione islamica del 1979, tutti i presidenti uscenti sono stati rieletti per un secondo mandato.

Forte del sostegno della Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, Rohani ha condotto i negoziati che hanno portato nel mese di luglio 2015 a un storico accordo sul nucleare tra l’Iran e le grandi potenze mondiali, Stati Uniti in primis, ma anche – a sorpresa – Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania. L’intesa sul nucleare aveva aperto la via alla revoca di alcune sanzioni internazionali imposte all’Iran in cambio dell’impegno di Teheran di limitare il suo programma nucleare per il settore civile e di non sviluppare armi atomiche. Contrati all’intesa Israele – che teme un attacco nucleare – e Arabia Saudita.

Lo scorso febbraio si erano svolte le elezioni per il Parlamento e l’Assemblea degli Esperti. Lo spoglio dei voti aveva confermano la vittoria del fronte moderato del presidente Rohani e dell’ex capo di stato Hashemi Rafsanjani. I riformisti avevano conquistato 85 seggi e i conservatori moderati 73. Agli ultraconservatori erano andati invece solo 68 seggi, contro gli oltre 100 che occupavano nel parlamento uscente.

Oltre al parlamento, che ha poteri molto limitati nella Repubblica islamica, sono di maggior rilievo i risultati dell’Assemblea degli Esperti, che ha invece il compito di eleggere la nuova Guida Suprema – Alì Khamenei, l’attuale Guida Suprema – quando quella in carica muore o viene destituita. Anche qui i voti di febbraio avevano evidenziato una piccola rivoluzione: riformatori e moderati avevano ottenuto infatti la maggioranza degli 88 seggi, mentre prima ne occupavano solo 20.

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