ISRAELE PROGETTA NUOVE CASE A GERUSALEMME EST, L’OLP PROTESTA Il segretario generale dell'Olp chiede l'intervento dell'Onu così da ''mettere fine ai progetti coloniali di espansione'' di Israele

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Ha sollevato da più parti reazioni di protesta l’avvio dell’esame in questi giorni nel municipio di Gerusalemme di progetti per la costruzione in tempi brevi di 770 alloggi per israeliani nella valle compresa fra il rione ebraico di Gilo (Gerusalemme est) e il villaggio palestinese di Beit Jala (Betlemme) dove si trova il monastero Cremisan. Le nuove unità verranno considerate da Israele come parte del “distretto di Gerusalemme” e fanno parte di un piano edilizio più vasto che comprende un totale di 1200 unità abitative. Se non saranno sollevate obiezioni, entro due mesi potranno avere inizio i lavori, peraltro già approvati nel 2013. Questa ultima tranche procederebbe in parallelo – secondo il sito web Walla – agli altri lavori preliminari legati alla edificazione della Barriera di separazione.

Immediate le proteste dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), un’organizzazione politica e paramilitare palestinese fondata a Gerusalemme nel maggio 1964 da una riunione di 422 personalità nazionali. È considerata dalla Lega araba a partire dal 1974 la legittima “rappresentante del popolo palestinese”. “Ancora una volta – ha dichiarato il membro dell’Olp Hanan Ashrawi – il governo israeliano sta mostrando le proprie vere intenzioni, distruggendo la possibilità per la creazione di uno Stato palestinese. Queste politiche pericolose provocheranno estremismo ed instabilità nella Regione”. Il segretario generale dell’Olp, Saeb Erekat, ha perorato un intervento del Consiglio di sicurezza dell’Onu tale da ”mettere fine ai progetti coloniali di espansione” di Israele.

Il capo del comitato per la pianificazione coloniale della municipalità, Meir Turgeman, ha dichiarato, a dispetto della condanna internazionale agli insediamenti israeliani, che le costruzioni di unità abitative andranno avanti sia a Gerusalemme Est sia in Cisgiordania e che farà di tutto per “tenere i giovani a Gerusalemme”.

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