KABUL: ESPLOSIONE VICINO L’AMBASCIATA USA, DIVERSI FERITI A provocare la deflagrazione sarebbe stato un proiettile di mortaio. La città è ancora sconvolta dall'attentato di sabato

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Nuova esplosione a Kabul dopo l’attentato targato Isis di due giorni fa, costato la vita a 80 persone. Una potente deflagrazione ha avuto luogo nelle vicinanze dell’ambasciata statunitense nella capitale afgana. A provocarla sarebbe stato un proiettile di mortaio atterrato su un’asilo o una scuola materna. La polizia ha spiegato che almeno cinque persone sono state soccorse per ferite riportate nell’esplosione.

Nella giornata di sabato alcuni kamikaze del Daesh si sono infiltrati nel centro di Kabul in una manifestazione di decine di migliaia di membri della comunità Hazara afghana facendosi esplodere all’improvviso fra la gente. Il corteo, organizzato dall’Enlightening Movement (Movimento illuminante), era stato convocato per esercitare pressioni sul governo del presidente Ashraf Ghani affinché venisse mantenuto nella povera provincia di Bamyan un ambizioso progetto di trasmissione di energia elettrica (Tutap), il cui transito è stato invece trasferito in altra zona del Paese.

L’operazione, condotta da un commando mescolatosi fra i dimostranti con indosso burqa femminili, è stata immediatamente rivendicata dai seguaci del “Califfo” Abu Bakr al Baghdadi attraverso l’agenzia Aamaq che hanno sottolineato con enfasi la presenza nell’area di Deh Mazang di molti sciiti fra le vittime. Secondo una fonte dell’intelligence afghana, il commando era composto da tre uomini, ma mentre due sono riusciti ad attivare l’esplosivo che nascondevano sotto il burqa, il terzo è stato ucciso in anticipo dagli uomini della sicurezza.

Da parte sua 1TvNews ha citato informazioni non confermate secondo cui fra le vittime vi sarebbe anche l’organizzatore della manifestazione, Zulfiqar Omed. Da anni in Afghanistan e Pakistan i gruppi fondamentalisti sunniti, quali la stessa Isis, attaccano con ordigni esplosivi e attentatori suicidi luoghi di preghiera e manifestazioni delle comunità sciite, considerate “apostate”. Poco prima della rivendicazione dell’Isis, i talebani dell’Emirato islamico dell’Afghanistan avevano preso le distanze dall’attentato, sostenendo che esso andava letto come “una cospirazione di chi vuole la divisione del popolo afghano”.

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