L’ONU ALLA TURCHIA: “RISPETTARE I DIRITTI UMANI” L'appello del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e dell' Alto Commissario per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein

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Onu alla Turchia:

Sono oltre 60mila in cinque giorni, tra arresti ed epurazioni istituzionali, le persone che hanno “pagato” il tentativo, reale o costruito come alibi, di golpe, in Turchia. I video che riprendevano migliaia di militari ammassati nudi con le mani ammanettate dietro la schiena hanno fatto il giro orrido dei Social. E per gestire “a modo suo” lo “stato di emergenza” per tre mesi, Recepp Taypp Erdogan ha annunciato di sospendere la Convenzione europea sui diritti umani. I diritti umani fondamentali e inalienabili, di coscienza, di espressione, di religione, di stampa, sono dunque sospesi, nella Turchia “democratica” di Erdogan, che annuncia il ritorno della pena di morte – che era stata abolita nel 2004 – con effetti immediati, per “punire” i presunti golpisti.

ll Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, in una nota, ha chiesto alle autorità turche di “fare tutto il possibile per garantire il rispetto dell’ordine costituzionale e dei diritti umani”, pur dichiarando di “prendere atto delle ripetute assicurazioni, da parte di altri funzionari del governo turco, in merito all’attuazione dello stato di diritto nelle indagini e nel perseguimenti dei responsabili”.

L’Alto Commissario per i Diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein, nell’elogiare, con un comunicato stampa, il popolo turco, sceso per strada per difendere la democrazia, ha pure invitato Ankara a rispondere al tentativo di un colpo di Stato “rafforzando la protezione dei diritti umani e le istituzioni democratiche”. “In seguito a un fatto tanto traumatico è cruciale assicurare che i diritti umani non siamo messi in pericolo nella foga di punire coloro che sono ritenuti responsabili dei disordini, in nome della sicurezza nazionale”, si legge in un comunicato. Zeid ha sottolineato l’importanza di assicurare un giusto processo ai presunti colpevoli. “L’indipendenza del sistema giudiziario è la chiave di una corretta amministrazione della giustizia. I giudici devono essere posti nella condizione di poter esercitare la loro funzione senza restrizioni, pressioni o minacce”. Sono circa 3.500, infatti, i magistrati arrestati o sospesi dal 15 luglio.

 

Quanto all’ipotesi di reintroduzione della pena capitale, per l’Alto Commissario per i Diritti Umani rappresenterebbe una rottura degli accordi della Turchia con la Comunità internazionale. Nel 2006, infatti, il Paese ha ratificato il Patto internazionale sui Diritti civili e politici.“Sarebbe un grande passo nella direzione sbagliata”.

Da Berlino, è arrivato l’appello ad Ankara a “rispettare i principi dello stato di diritto”. E l’Alto Rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea Federica Mogherini, in una Nota congiunta con il Commissario europeo per l’Allargamento Johannes Hahn, più blandamente ha richiamatola Turchia a rispettare “in ogni circostanza lo stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali, incluso il diritto di ogni individuo a un giusto processo”. Ma Erdogan rinvia al mittente ogni invito: “Nessuno può darci lezioni”, ha risposto il presidente turco utilizzando il veicolo di una intervista sulla televisione di Stato.

Significative, le firme della Nota dell’UE. Da anni, infatti, si parlava della possibilità di fare entrare la Turchia nell’Unione Europea. Ma, la Turchia non è una nazione europea, occidentale, lo si vede chiaramente in queste ore.

Nel mese di maggio, al Summit Mondiale Umanitario coordinato dalle Nazioni Unite a Istanbul, Erdogan aveva proposto di riformare il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, facendo entrare tra i membri permanenti a rotazione alcuni Paesi musulmani, anche per avviare una nuova politica, per “eliminare non soltanto gli effetti delle malattie, ma anche le cause”. Tra queste, evidentemente, il presidente turco comprende anche la libertà di pensiero e di opinione e l’esercizio di diritti umani che dovrebbero essere inalienabili, per uno Stato civile.

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