SUD SUDAN, EMERGENZA UMANITARIA A JUBA: MIGLIAIA DI SFOLLATI NELLE CHIESE Nonostante il cessate il fuoco, sono molte le ambasciate che stanno procedendo all’evacuazione dei loro connazionali

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Dopo giorni di combattimenti è tornata la calma a Juba, Sud Sudan. La capitale è stata sconvolta da una serie di scontri tra i seguaci del presidente Salva Kiir e le milizie legate al suo vice Riek Machar, battaglie che hanno comportato violenze e saccheggi ai danni della popolazione. La situazione sembra essersi stabilizzata, dopo che il Presidente Salva Kiir e il Primo Vice Presidente Riek Machar hanno dichiarato il cessate il fuoco, ma le vittime sono state moltissime e i cittadini sono ancora in pericolo.

Fonti ecclesiali locali hanno rilasciato alcune dichiarazioni all’agenzia si stampa Fides, descrivendo quali sono le emergenze e le difficoltà della popolazione. “È stato un massacro – hanno dichiarato alcuni missionari – anche se non si sa ancora il numero delle vittime. La questione più urgente è quella umanitaria, a partire della mancanza di acqua potabile. Migliaia di persone si sono rifugiate nelle chiese e ci si sta organizzando per offrire loro assistenza, pur tra mille difficoltà”.

Nonostante il cessate il fuoco, sono molte le ambasciate che stanno procedendo all’evacuazione dei loro connazionali e di parte del proprio personale. Tra i Paesi che hanno dato ordine di evacuare i propri cittadini c’è il Giappone, che da un paio d’anni ha avviato importanti progetti umanitari e di sviluppo nel Sud Sudan.

“La fuga degli stranieri è dovuta alla mancanza di sicurezza, in primo luogo, ma anche alla carenza di cibo e di altri beni dovuti ai saccheggi dei negozi dove si rifornivano – hanno spiegato a Fides i missionari locali -. È una situazione già sperimentata in altre zone del Sud Sudan. I combattimenti hanno conseguenze di lunga durata che colpiscono profondamente la popolazione che si trova depredata e priva d’assistenza”.

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