IL LATO OSCURO DI NAPOLI Intervista al giudice del Tribunale del Riesame di Napoli, Francesco Taurisano

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Napoli : la città più cantata del mondo, la metropoli che ha dato vita all’opera lirica e nel ‘700 era il salotto degli intellettuali europei oggi non si riconosce. È difficile capire cosa sita accadendo a un’intera generazione che non si riesce a portare sulla strada della legalità e rimane ai margini della vita dello Stato è una sfida che nonostante tutto va combattuta e in qualche modo la speranza non la si deve perdere. Ci accompagna in questo breve viaggio il Dott. Francesco Taurisano. Un magistrato con oltre 36 anni di carriera sulle spalle, uno che di legalità se ne intende e conosce molto bene la criminalità organizzata. Il film “La scorta”, per capirsi, parla di lui, quando a Trapani mise il “naso” dove non doveva e subì un attentato. Adesso è al Tribunale del Riesame della città partenopea e ha concesso cortesemente a Interris.it questa intervista per aiutarci a conoscere una realtà ghettizzata e banalizzata nella sua drammaticità.

Dottor Taurisano Lei è di Napoli, la sua città la conosce nei più reconditi meandri, cosa è cambiato o come sta cambiando rispetto ad anni fa?
“La Napoli colta, la Napoli narrata con il rispetto della sua storia e della sua cultura, non esiste più. E’ il tempo della Napoli che fa da scenografia e da sceneggiatura per operazioni affaristiche dell’imprenditoria televisiva, che mette le mani nelle ferite dolorose di questa città per nutrire lo spettacolo e lo spettatore, senza curarsi delle violenza profonda che si usa alla identità storica, culturale, sociale di questo popolo. Non importa che la coscienza e la conoscenza dello spettatore non si faccia domande del tipo chi e cosa hanno originato l’”humus” ambientale che ha creato e fatto crescere questo cancro facendolo divenire sistema! Lo Stato, le istituzioni locali, i politici che avrebbero dovuto avere cura del benessere sociale, della conservazione e della crescita morale e legale di questa città e delle sue giovani generazioni, cosa hanno fatto per impedire e contrastare l’inarrestabile avanzamento della sovranità della camorra? Ciò non è narrato perché sarebbe un progetto che non troverebbe produzione, perché dovrebbero essere denunciati uomini e poteri, così, non si toccano gli intoccabili, non si va alle radici e alle responsabilità. Per fare ciò, sarebbe indispensabile disporre di una tensione e di un patrimonio culturali e di un sapere storico-politico che non è rintracciabile nei moderni narratori di violenza e di morte”.

Perché in questa città il tasso di ragazzi che delinquono è alto?
“Legalità e illegalità non sono concetti astratti, esistono e si mostrano in ogni vita sia essa collettiva sia essa individuale. La geografia sociale e culturale di Napoli, oggi, ci spinge a considerare l’illegalità come pratica sociale, come una contro-educazione che ha alimentato e alimenta tanti giovani. Non sono state messe in atto pratiche sociali di promozione della legalità nelle scuole e nella famiglia in quei territori in cui si espandeva, sempre più, la signoria della camorra e cresceva il rischio del reclutamento tra i giovani. Alla domanda perché in tanti delinquono esiste una sola risposta risolvente e unificante: nulla è stato fatto. Oggi è il tempo dell’illegalità sistemica e della sovranità territoriale della camorra che ha sudditato territori, quartieri, con la forza della intimidazione e della violenza, costituendo le piazze di spaccio, cioè veri e propri ambiti territoriali che funzionano come centri commerciali delle droghe aperti 24 ore su 24, con turni di lavoro, ripartizioni di compiti e di responsabilità. Tutto organizzato e gestito militarmente per la produzione di profitti economici impensabili, parliamo di centinaia di migliaia di euro settimanali, per una qualsivoglia attività non rispettosa delle regole del vivere civile e legale. L’illegalità avanza e produce adepti”.

Qualcuno si pente?
“Il termine pentirsi è fuorviante, perché evoca profili di spiritualità che sono del tutto assenti in questi uomini. La formula d’uso è collaboratori di giustizia. Criminali che, per un repertorio di causali non classificabili, decidono di recidere il vincolo di intraneità al clan di appartenenza e di disvelare alla Autorità Giudiziaria crimini e responsabili, quasi sempre, auto-accusandosi essi stessi. Sono le voci di dentro alle famiglie della camorra che squarciano l’oscurità che avvolge le indagini e ravvivano le stesse in una certa direzione”.

Le famiglie come interagiscono?
Dipende cosa si intende per famiglia. per l’uomo e per la donna di camorra la famiglia è anche il clan. La famiglia come nucleo biologico di origine, spesso, è condivisiva e concorrente.

Cosa sta accadendo oggi in questo mondo ai margini?
Oggi, il territorio è conteso in una sanguinosa lotta armata tra vecchie consorterie dominanti da anni e nuove aggregazioni criminali, talora formate da tre-quattro giovani. Costoro insidiano, con la forza e la violenza delle armi da fuoco, la supremazia e la legittimità della guida del capo, per demolirne la figura e conquistare il territorio assoggettandolo al loro dominio.

Come si può intervenire perché qualcosa cambi?
Una potente e destabilizzante rivoluzione morale e culturale che esige, però, che la politica, a partire da quella locale, vivano e manifestino, grandemente, la spiritualità perduta da tempo, promuovendo, non con le parole che oramai sono esse stesse stanche di essere abusate, ma con fatti evidenti, potenti modelli educativi alla legalità. Parlo di serie e concrete pratiche sociali di onestà politica e amministrativa, incisivi interventi pedagogici nelle scuole e nelle famiglie. Purtroppo sono razionalmente pessimista. Il panorama è, oltremodo, desolante come un paesaggio lunare, assistiamo alla desertificazione dell’onestà e della cura del benessere sociale. Oggi l’unica risposta alla illegalità è quella dell’autorità giudiziaria. La risposta della repressione coercitiva, arresti e condanne. Ma, è la risposta che firma il fallimento della educazione alla legalità, ma, anche questo non è percepito. Infatti, assistiamo al teatro della politica sul cui palcoscenico appare, a ogni operazione di polizia più o meno eccellente, il politico di turno che fa esercizio di avvilente e grondante demagogia di potere. E’ il peggio che avanza. Ma va bene così. Tanto abbiamo lo spettacolo serale in tv che ci spiega cosa sia la camorra oggi.

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