IL PREZZO DELLA SICUREZZA

973
  • English
sicurezza

Quanto costa sentirsi protetti? Una domanda che spesso sottovalutiamo. Eppure la difesa dal terrorismo internazionale e dalla criminalità non può essere garantita senza un sacrificio comune. “Dobbiamo abituarci a rinunciare a un pezzettino della nostra privacy”, disse il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo le stragi di Parigi del 13 novembre 2015. E così è stato. La nostra vita si svolge, inconsapevole, davanti a migliaia di occhi, pronti a captare ogni gesto, parola o messaggio che possa agevolare forze dell’ordine e intelligence nella loro attività a difesa della società civile.

E tuttavia quello alla riservatezza è un “diritto universale”, come ha sottolineato il Garante, Antonello Soro, nel presentare la Relazione annuale al Parlamento sulle modalità di trattamento dei dati personali. Serve dunque un bilanciamento, affinché in un campo delicato come questo i costi non superino i benefici. Se così fosse il tutto si risolverebbe in uno schiaffo alla nostra intimità.

La disamina di Soro ha messo a nudo tutte le nostre vulnerabilità. Nel mirino la reazione alla minaccia terroristica, che “deve essere efficace ma rispettosa dei diritti e delle libertà fondamentali”, anche perché “non tutte le limitazioni delle libertà sono effettivamente utili nella prevenzione del terrorismo o di gravi reati”. Ben vengano dunque tecniche di indagine potenziate, da utilizzare però “nella maniera più utile in termini di prevenzione e più sostenibile sotto il profilo democratico, avendo ben chiaro quale sia il grado di libertà cui si può rinunciare senza divenire schiavi del terrore e senza neppure abdicare a ogni diritto in nome della logica emergenziale”.

Connotati di emergenza ha sicuramente anche il cybercrime, una “minaccia reale”, con un peso sull’economia mondiale stimato in 500 miliardi di euro all’anno, poco al di sotto del narcotraffico nella classifica dei guadagni illeciti. Nel 2015 in Italia i crimini informatici sono aumentati del 30%, specialmente nel settore delle imprese: è dunque “inspiegabile”, ha ammonito Soro, la “refrattarietà” di molte aziende a “proteggere il loro patrimonio informativo”.

Il Garante ne ha avute anche per i media, ai quali ha chiesto un “supplemento di responsabilità” contro i “rischi di accanimento informativo” e il “sensazionalismo”. E’ stato inoltre ulteriormente rafforzato il diritto delle persone a vedere aggiornati gli archivi giornalistici on line. Una particolare rilevanza – è detto ancora nella relazione del Garante – ha assunto nel 2015 la questione della cybersecurity: sono quasi raddoppiate le comunicazioni di violazioni di banche dati (i cosiddetti data breach) pervenute all’Autorità nel solo settore dei servizi di comunicazione elettronica. E sempre in materia di data breach, anticipando il nuovo Regolamento europeo, il Garante ha adottato un provvedimento che impone alle Pubblica amministrazione di comunicare le violazioni o gli incidenti informatici subiti. Sono state anche prescritte misure per l’innalzamento dei livelli di protezione dei dati nei nodi di interscambio dei dati Internet (Ixp). Quanto all’altrettanto delicato settore della sanità elettronica, per garantire maggiori tutele per i dati dei pazienti il Garante ha adottato le Linee guida sul dossier sanitario. E sempre in quest’ambito sanitario ha dato indicazioni sui registri di patologia, sullo screening neonatale, sulle misure di sicurezza per il nuovo sistema informativo centralizzato.

Sicurezza, economia, sanità. Come si è visto quello della privacy è un settore che coinvolge ogni aspetto della nostra vita. E come tale va tutelato. Anche per impedire a chi diffonde odio e paura di privarci della facoltà più importante: quella di vivere liberamente.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY