TANGENTI, ALFANO: “QUESTE INDAGINI SONO UNA BARBARIE”. LE OPPOSIZIONI: “SI DIMETTA” Il ministro si riferisce ad una conversazione in cui due donne parlano di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre

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Dopo la bufera che ha investito il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che vede il suo nome nelle intercettazioni allegate all’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e riciclaggio, arriva la risposta del Ministro: “Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni”.

Poi aggiunge: “Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant’anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neuro degenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto ‘pressioni’ presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni”. E’ la dura replica del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, aggiungendo che è “indegno” dare credito a “due signore che parlano, anche insultandomi – rileva Alfano, riferendosi all’intercettazione in cui la segretaria di Raffaele Pizza parla di circa 80 curriculum per le Poste Italiane inviati dal padre del ministro – non so chi siano, ma quell’uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato. Nel frattempo – conclude – il contenuto reale dell’inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati”.

Nel frattempo, le opposizioni invocano le dimissioni, come Matteo Salvini che su Facebook commenta la vicenda che vedrebbe coinvolto il leader di Ncd: “Ministro Alfano, faccia una cosa giusta: dimissioni. Non per l’assunzione del fratello alle Poste o per quello che avrebbe fatto il padre, ma per la sua totale incapacità di difendere i confini e la nostra sicurezza, i cittadini italiani e le stesse Forze dell’Ordine. #angelinoacasa”. Anche i 5 Stelle si pongono sulla scia della Lega, ma con altre motivazioni: “Poste Italiane SpA, sta per Poste Italiane Società per Alfano? Le intercettazioni telefoniche inchiodano letteralmente il Ministro degli Interni del Governo Renzi. Tra il padre che invia 80 curriculum alle Poste e l’assunzione del fratello del ministro nella stessa società, dovrebbe rassegnare oggi stesso le dimissioni” hanno dichiarato i capigruppo di Camera e Senato Laura Castelli e Stefano Lucidi. “Tra l’altro il caso dell’assunzione del fratello di Alfano fu denunciato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle il 18 settembre 2013 in una interrogazione a prima firma Andrea Coletti che non ha mai avuto risposta – continuano i pentastellati -. Chiediamo le immediati dimissioni del ministro degli Interni, se vuole per chiederle siamo pronti ad inviare un raccomandata senza ricevuta di ritorno tramite Poste Società per Alfano”.

Diversamente la pensano gli esponenti del Pd: “Angelino Alfano sta facendo bene il suo lavoro di ministro e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento. La richiesta di dimissioni è pretestuosa”, afferma il capogruppo del Partito Democratico alla Camera Ettore Rosato, interpellato sulla richiesta di dimissioni del ministro dell’Interno avanzata da M5s, Lega e Si.

 

Nel frattempo, proseguono gli accertamenti su diverse nomine in società apparse nell’inchiesta della procura di Roma, compresa quella sull’assunzione del fratello di Angelino Alfano a Postecom, sono stati eseguiti dalla procura di Roma e dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria prima dell’operazione culminata nell’emissione di 24 misure di custodia cautelare tra carcere e domiciliari. “Abbiamo letto sui giornali quello che sta emergendo: se questo è il quadro, noi rappresentiamo una discontinuità rispetto al passo e penso che anche con il nuovo management stiamo dimostrando quanto l’aria sia cambiata”. Così l’ad di Poste, Francesco Caio, commenta l’inchiesta da cui sarebbe emersa l’assunzione del fratello del ministro Alfano in Poste tramite Raffaele Pizza. “Valuteremo la situazione”, ha aggiunto Caio, che alla domanda se siano previste azioni specifiche ha risposto: “Non personalizzerei in questa fase”.

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