GB, RAPPORTO CHILCOT: LA GUERRA IN IRAQ NON ERA NECESSARIA

446

Una decisione precipitosa. Così sir John Chilcot, il presidente della commissione d’inchiesta sulla partecipazione del Regno Unito all’intervento militare in Iraq del 2003, ha definito la decisione presa dal governo britannico di affiancare gli Stati Uniti nella guerra contro Saddam Hussein. In quel periodo, era primo ministro Tony Blair. Le conclusioni dello studio – durato sette anni – sono state rese pubbliche a Londra nel corso di una conferenza stampa. La commissione ha esaminato 150mila documenti e ascoltato più di cento testimoni per cercare di stabilire la verità su una delle pagine più controverse della storia britannica.

L’esito del rapporto inchioda Blair alle sue responsabilità. Secondo quanto documentato, il Regno Unito non esaurì tutte le possibili opzioni pacifiche prima di unirsi agli Usa nell’invasione dell’Iraq. “L’azione militare contro Saddam Hussein non era l’ultima opzione”, ha spiegato sir Chilcot. Sarebbe stato meglio ricorrere a una strategia di contenimento e proseguire con le ispezioni o il monitoraggio, visto che nel 2003 Saddam Hussein non rappresentava una minaccia immediata per l’Occidente.

In base al rapporto, l’allora premier laburista giudicò le informazioni di intelligence sulla minaccia delle presunte armi di distruzione di massa irachene “con una certezza che non era giustificata”. Armi che poi non furono, in effetti, mai trovate. Inoltre, le circostanze con cui è stata stabilita una base legale per la guerra contro l’Iraq erano “lungi dall’essere soddisfacenti”. I piani per il dopoguerra furono “completamente inadeguati” alla situazione. “Gli Usa e la Gran Bretagna – prosegue il rapporto – minarono l’autorità dell’Onu” decidendo di attaccare nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite.

Secondo il rapporto, suddiviso in 12 volumi, anche le disastrose conseguenze che la guerra ha avuto sulla stabilità dell’Iraq e dell’area europea devono essere ricondotte alla scarsa lungimiranza del premier Blair: per Chilcot, non è vero che non si potesse prevedere in anticipo che il Paese sarebbe precipitato nel caos, così come si poteva prevedere la rapida ascesa di al Qaeda. Blair era infatti stato avvertito del pericolo che gli armamenti dell’esercito iracheno sarebbero potuti cadere nelle mani dei terroristi, una volta destituito il regime, con conseguenze che si sarebbero protratte per anni.

La risposta di Blair non si è fatta attendere: “La relazione dovrebbe mettere a tacere le accuse di malafede, bugie e falsità. Che la gente sia d’accordo o meno con la mia decisione di intraprendere un’azione militare contro Saddam Hussein, comunque l’ho presa in buona fede e credendo che fosse nell’interesse del Paese”. Nella nota diramata, Blair precisa poi che la relazione “rileva chiaramente che non ci sono stati né falsificazione né uso improprio dei dati forniti dalle attività di intelligence”, che non c’è stato “nessun inganno da parte del governo” e che non esisteva “nessun impegno segreto per la guerra”. Nella propria difesa, Blair ha insistito nel dire che, indipendentemente dall’esistenza o meno di armi di distruzione di massa, è stato comunque meglio rimuovere Saddam Hussein e che non sarebbe certo stata la sua caduta a determinare il dilagare del terrorismo in Medio Oriente.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS