MILANO, LE MANI DI COSA NOSTRA SULL’ENTE FIERA Eseguiti 11 arresti dalla GdF, con l'accusa di associazione a delinquere, riciclaggio e frode fiscale, coinvolto anche Expo 2015

706
Milano

L’accusa è grave: associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra, a Milano. In particolare, a vantaggio della famiglia mafiosa di Pietraperzia (Enna). Affari illeciti, riciclaggio, frode fiscale e interessi oscuri, nella gestione della Fiera di Milano, sia per la Bit, la Borsa Italiana del Turismo, che per l’Expo.

Il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) della Guardia di Finanza di Milano ha eseguito misure cautelari, chieste dalla Procura e disposte dal giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Mannocci, nell’ambito delle indagini avviate nel 2014 e coordinate dal procuratore capo aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Ilda Boccassini e dai pm Sara Ombra e Paolo Storari, nei confronti di 11 persone, inquisite per appalti per 20milioni in tre anni per l’ente Fiera attraverso la società controllata Nolostand, ora commissariata per provvedimento del giudice Fabio Roja. “La società consortile Dominus Scarl lavora quasi esclusivamente con Nolostand spa, società interamente controllata da Fiera Milano, e si occupa di allestimento degli stand nei siti espositivi dell’ente. E proprio in virtù di tale rapporto imprenditoriale e commerciale – scrive il gip nell’ordinanza – ha effettuato lavori di allestimento e smontaggio per Expo 2015 o presso alcuni padiglioni dell’Esposizione mondiale, sia direttamente che attraverso alcune consorziate”. L’accusa è anche per riciclaggio e frode fiscale. Tra le commesse coinvolte nelle indagini, ci sarebbero quattro padiglioni dell’Expo 2015, della Francia, del Qatar, della Guinea Equatoriale e dello sponsor Birra Poretti. Non risultano al momento indagati tra dipendenti dell’Ente Fiera.

Nell’ordinanza d’arresto, la magistratura scrive che, nel corso delle indagini, sono emersi “una serie di elementi relativi all’infiltrazione mafiosa in seno alla Fiera di Milano spa”.

L’inchiesta ad ampia scala coinvolge le massime autorità della società politica e civile milanese, tanto da non poter più parlare di “infiltrazioni” mafiose, ma un vero e proprio “insediamento”, un sistema organizzato e ramificato di controllo, come aveva dichiarato la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, già qualche mese fa. Il procuratore Boccassini aveva prospettato una situazione di complicità consapevole, per “convenienza”, tra imprenditori e criminalità organizzata. I reati contestati sarebbero stati commessi – secondo quanto si legge nell’ordinanza della Dda milanese – da un gruppo di imprenditori legati ai clan di Cosa Nostra di Enna, “anche grazie a una serie di gravi superficialità (ma certamente anche grazie a convenienze) da parte di soggetti appartenenti al mondo dell’imprenditoria e delle libere professioni”.

Il gip Mannocci ha parlato, infatti, di “un quadro desolante”. Ed è “chiaro” – scrive il giudice – che “un meccanismo quale quello emerso dalle indagini sia stato reso possibile da amministratori di aziende di non piccole dimensioni, consulenti, notai e commercialisti che, in sostanza, non hanno voluto vedere quello che accadeva intorno a loro (per alcuni si profila peraltro un atteggiamento che va oltre la connivenza, già di per sé gravissima, visto il ruolo professionale di costoro)”. Pertanto, gli inquisiti avrebbero operato con “logiche, e soprattutto condotte, che si presentano in territorio lombardo con le stesse modalità con cui, da oltre un secolo, si manifestano in territorio siciliano”, al fine di ottenere appalti e riciclare denaro per conto dei clan. Scrive il giudice nell’ordinanza: “Pur concretizzandosi in un contesto territoriale del tutto differente da quello originario, le metodiche di gestione degli interessi mafiosi sono sostanzialmente le stesse”.

Al centro dell’inchiesta c’è la figura e il ruolo di Giuseppe Nastasi, “un imprenditore che si occupa di allestimenti fieristici e che, insieme ad altri soggetti che fungono da prestanome, commette una serie di reati tributari per importi assai rilevanti”. Nastasi “è apparso subito in rapporti molto stretti con Liborio Pace (con cui è socio)”, già imputato per appartenenza alla famiglia mafiosa di Pietraperzia e che “dalle indagini appare come elemento di collegamento con detta famiglia partecipando all’attività di riciclaggio del denaro provento dei reati tributari”. I due, Pace e Nastasi – continua l’ordinanza – “intrattenevano costanti rapporti con i dirigenti e gli organi di vertice della Nolostand, al fine di ottenere l’aggiudicazione o di assicurarsi il rinnovo dei contratti di appalto dei servizi di trasporto e facchinaggio dei siti fieristici”. I due – si legge sempre nel provvedimento – avevano quali “interlocutori privilegiati, Enrico Mantica, in qualità di direttore tecnico ed ex amministratore delegato di Nolostand spa, per la risoluzione di problematiche lavorative e Marco Serio,li, amministratore delegato di Nolostand spa”. Entrambi i manager, Mantica e Serio, al momento non risultano indagati.

Le decine di milioni di euro ottenuti illecitamente con gli appalti alla Fiera di Milano tornavano in Sicilia all’interno di borse di plastica e valigie, in qualche caso perfino in canotto

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS