LA SONDA SPAZIALE JUNO È ENTRATA NELL’ORBITA DI GIOVE A bordo, anche strumentazione “made in Italy”, a partire dal “cuore”, lo spettrometro Jiram; il presidente dell’Asi, Roberto Battiston: "Un salto di qualità immenso per il nostro sistema-Paese"

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La sonda spaziale Juno è entrata nell'orbita di Giove

Dopo un viaggio durato cinque anni, la sonda spaziale Juno è entrata nell’orbita di Giove, giungendo così a destinazione. La notifica dell’arrivo è pervenuta al Centro di controllo della missione questa mattina, alle 5.53 dell’ora italiana.

Il segnale di comando dalla Terra per attivare il pilota automatico della sonda ed entrare nell’orbita del gigante gassoso del nostro sistema solare aveva la sigla “’ji4040”. Era stato trasmesso cinque giorni fa e aveva impiegato circa 48 minuti, per percorrere oltre 860milioni di chilometri che separavano nello spazio interplanetario Juno dall’antenna di Goldstone del Deep Space Network, in California.

Quando si trovava a distanza di sicurezza di 5mila chilometri, poche ore prima dell’ingresso nella soglia orbitale, per evitare che il miscuglio di radiazioni potessero danneggiala in modo irreparabile la strumentazione di bordo, era stato attivato il motore Leros 1b, rallentando la velocità di 541,7 metri al secondo, in modo da poter essere facilmente “catturata” dalla forza gravitazionale di Giove.

Tutto perfetto, siamo entrati! Inizia una nuova era dell’esplorazione di Giove “, ha esultato Ed Hirst, il responsabile della missione.

Giove assomiglia a una gigantesca palla di gas, 318 volte più grande della Terra. Il suo campo gravitazionale ha una enorme influenza sull’evoluzione di tutto il nostro sistema solare e del nostro pianeta, ancora tutta da esplorare. Infatti, questo è il compito di Juno, nei prossimi 20 mesi di intensa attività di ricerca scientifica guidata dalla Terra e di raccolta dati, in 37 orbite, servendosi di una suite composta da nov apparati tecnici principali e due secondari. Muovendosi sull’orbita polare, raccoglierà informazioni sui campi gravitazionali e magnetici, investigando le nubi e l’atmosfera, misurando la quantità di acqua e studiando la struttura interna del pianeta.

La prima sonda alimentata a energia solare, con tre grandi pannelli, ad operare così lontano dal Sole, Juno, 20 metri di ampiezza per 4 e mezzo di altezza, ha così felicemente raggiunto la sua meta spaziale, dopo un pellegrinaggio durato cinque anni e costato oltre un miliardo di dollari, percorrendo 3 miliardi di chilometri da quando il razzo vettore Atlas V l’aveva lanciata nello spazio, dalla base del Kennedy Space Center, in Florida.

Grande festa, dunque, al Centro Nasa “Jet Propulsion Laboratory” di Pasadena, che monitora da terra tutte le operazioni della missione. Ma la gioia e l’entusiasmo sono mondiali. A bordo della sonda spaziale Juno, infatti, sono rappresentate scientificamente e tecnicamente quasi tutte le nazioni del pianeta.

Due apparati sono stati realizzati in collaborazione da centri di ricerca e aziende italiane. A partire dal cuore di Juno, Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper – Mappatore all’Infrarosso di Aurore Gioviane), finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), realizzato da Leonardo-Finmeccanica e operato sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Inaf. È uno spettrometro, che svolgerà indagini negli strati superiori dell’atmosfera del quinto pianeta per distanza dal sole nel nostro sistema, sarà in grado di rilevare l’eventuale presenza di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina e fornirà immagini delle aurore. L’altro componente italiano è KaT (Ka-Band Translator) uno strumento radio, realizzato dall’Università “La Sapienza” di Roma insieme a Thales Alenia Space Italia, sempre con il supporto dell’Asi.Italiano è anche il sensore d’assetto, Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, permetterà a Juno di mantenere la corretta traiettoria nell’orbita del pianeta più grande del nostro sistema solare.

A bordo c’è una targa dedicata a Galilleo Galilei:una copia in alluminio del manoscritto originale nel quale il grande scienziato ha descrittole fasi lunari di Giove. L’ha donata l’Asi, insieme a tre figurine Lego con le immagini di Galileo, Giove e Giunone.

Juno è una missione storica, che vede ancora una volta Nasa e Asi insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del sistema solare”, ha dichiarato Roberto Battiston, presidente dell’Asi.“Lo studio di Giove è una grande sfida scientifica e tecnologica, cui l’Italia partecipa con due strumenti all’avanguardia, grazie a Inaf e a industrie come Leonardo, Finmeccanica e Thales Alenia Space. Questa missione dimostra come la comunità scientifica italiana giochi un ruolo di primissima importanza”. Inoltre, la partnership storica con la Nasa si è dimostrata una cruciale opportunità di crescita sia per le aziende che per i ricercatori italiani. Lavorare fianco a fianco con l’agenzia spaziale numero uno al mondo ha permesso un salto di qualità immenso per il nostro sistema-Paese”.

Giove, allora, è un po’ casa nostra, adesso.

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