VATILEAKS 2: I PM CHIEDONO QUATTRO CONDANNE, PER FITTIPALDI L’ASSOLUZIONE

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VATILEAKS 2

E’ iniziata con un nuova udienza la fase finale del processo “Vatileaks 2”, il secondo caso sulla presunta divulgazione dei documenti riservati della Santa Sede. Il pubblico ministero vaticano ha chiesto un anno di carcere per concorso morale per Gianluigi Nuzzi e l’assoluzione per Emiliano Fittipaldi, i due giornalisti italiani autori dei libri Via Crucis e Avarizia. Ad annunciarlo è lo stesso Nuzzi su Twitter. Inoltre, i pm di Oltretevere hanno chiesto la condanna anche di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e di Francesca Immacolata Chaouqui, entrambi ex componenti della Commissione sulle finanze vaticane. Stessa richiesta anche per il loro ex collaboratore, Nicola Maio.

Sono passati otto mesi dall’inizio del processo, inaugurato il 24 novembre scorso. Al momento, sono state fissate altre due udienze per le 9:30 del 5 e del 6 luglio. Mercoledì, dunque, salvo imprevisti o rinvii dell’ultima ora, dovrebbe essere pronunciata la sentenza. Ogni imputato deve rispondere all’accusa di concorso nell’aver divulgato notizie e documenti di tipo top secret riguardanti gli “interessi fondamentali” del Vaticano (art. 116 bis del Codice penale, introdotto da Papa Francesco con la legge IX del luglio 2013). Non solo. Vallejo Balda, Chaouqui e Maio sono accusati anche di associazione a delinquere, per aver formato un “sodalizio criminale organizzato”, con l’obiettivo di diffondere le carte e i documenti vietati. Per il primo reato, gli imputati rischiano da quattro a otto anni di reclusione, mentre i tre accusati di “associazione a delinquere” rischiano un aggiunta da tre a sei anni. Nello specifico, i pm hanno chiesto 3 anni e 1 mese per Vallejo Balda; 3 anni e 9 mesi per Chaouqui; 1 anno e 9 mesi per Maio.

La polizia vaticana, al termine di indagini durate ben sei mesi, dopo aver arrestato Vallejo e Chaouqui (subito rilasciata per la sua collaborazione), riteneva di avere tutte le prove necessarie per incriminare i principali imputati, con il prelato spagnolo e l’ex consulente vaticana nel ruolo di menti dell’”associazione” con l’obiettivo – stando alle ammissione della stessa Chaouqui in una delle deposizioni – di raccogliere il più possibile notizie e documenti segreti per divulgarli all’esterno. In queste operazioni, Maio avrebbe svolto solo la funzione di esecutore.

“Sto andando in Vaticano. Diranno di me tutto il male, diranno che ho tradito il Papa. E avrei dato la vita per lui. Diranno parole di odio, chiederanno che sia condannata senza prove per un reato che non ho mai commesso – ha scritto su Facebook Francesca Immacolata Chaouqui, riferendosi alle battute finali del processo – Ascolterò in silenzio, con Pietro Elijah Antonio tra le braccia. Lo porto con me perché questo processo è stato anche il suo calvario. Viene perché un giorno lotti anche lui per quella Chiesa che giudica sua madre e che segnerà il suo destino con la mia condanna. Vorrei potervi dire che non ho paura… Ma non è vero. Ho paura come mai prima. Paura – aggiunge – perché non è stata una battaglia ad armi pari. Domani parla il mio avvocato, unica e ultima speranza se non di giustizia, di verità. Resto per Pietro e per suo padre prima che per me. Vado, se potete pregate per noi”.

La vicenda ebbe inizio a fine ottobre 2015, quando le autorità vaticane arrestarono mons. Lucio Angel Vallejo Balda, segretario della Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative (Cosea) e Francesca Immacolata Chaouqui, pr italiana di 33 anni, già componente della Cosea con un ruolo di consulenza. L’accusa, oggi come allora, fu quella di fuga di documenti riservati. Sul tema delle carte trafugate l’ipotesi più accreditata è che abbiano a che fare con le finanze della Santa Sede, mentre i complottisti affermano che dietro al gesto vi sia la volontà di colpire Papa Bergoglio. Di tutto ciò si sarebbero occupati due libri usciti nel novembre dello stesso anno, e che sarebbero stati scritti sulla base degli ultimi documenti rubati: “Via Crucis” di Gianluigi Nuzzi, e “Avarizia” del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi.

Dopo pochi giorni venne confermata la notizia di una violazione del computer del Revisore Generale della Santa Sede, Libero Milone. Il manager è stato scelto nel giugno dellos corso anno scorso da Papa Francesco con il compito di supervisione e controllo sui conti e i bilanci di tutti gli organismi, gli uffici e le istituzioni del Vaticano. Il 2 novembre, il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha spiegato che “nel quadro di indagini di polizia giudiziaria svolte dalla Gendarmeria vaticana e avviate da alcuni mesi a proposito di sottrazione e divulgazione di notizie e documenti riservati, sabato e domenica scorsi sono state convocate due persone per essere interrogate sulla base degli elementi raccolti e delle evidenze raggiunte”. Dopo la convalida dell’arresto, Francesca Immacolata Chaouqui è stata rimessa in stato di libertà perché collaborativa. Il monsignore, al contrario, è rimasto in stato di arresto. Papa Francesco è stato informato del provvedimento e ha dato la sua approvazione.

Monsignor Balda, spagnolo, 54 anni, appartenente all’Opus Dei e segretario della Prefettuta per gli affari Economici, aveva personalmente segnalato la Chaouqui per l’assunzione come consulente presso la Cosea. Balda e Chaoqui, secondo l’inchiesta condotta dalla magistratura vaticana, sarebbero i presunti “corvi” che avrebbero fornito materiale per la stesura di “Via Crucis” e “Avarizia”. La Santa Sede, da subito affermo che i libri di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi “sono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa”. In una notte si leggeva: “Quanto ai libri annunciati per i prossimi giorni va detto chiaramente che anche questa volta, come già in passato, sono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa e, per quanto riguarda gli autori, di una operazione per trarre vantaggio da un atto gravemente illecito di consegna di documentazione riservata, operazione i cui risvolti giuridici ed eventualmente penali sono oggetto di riflessione da parte dell’Ufficio del Promotore in vista di eventuali ulteriori provvedimenti, ricorrendo, se del caso, alla cooperazione internazionale”.

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