BLITZ ANTI SCAFISTI: 38 ARRESTI, TRAFFICAVANO ANCHE IN ORGANI

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Maxi retata tra Roma e Palermo, dove la polizia ha scoperto un’organizzazione criminale transnazionale che avrebbe organizzato il traffico di migranti e di droga. Trentotto le persone fermate, accusate di reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria e di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti. Le forze dell’ordine stanno eseguendo i fermi degli indagati in diverse città d’Italia fin dalle prime ore di questa mattina. L’organizzazione era composta da 25 eritrei, 12 etiopi e da un italiano.

Le città dove la Polizia di Stato ha operato gli arresti sono: Palermo, Roma, Viterbo, Agrigento, Catania, Trapani, Milano, Macerata , Genova e anche Lecco. L’arresto avvenuto a Lecco riguarda un soggetto eritreo, Weldekindan Tedro, classe 1984, da alcuni anni in Italia, regolare sul territorio che lavorava come operaio in un’azienda lecchese. Gli agenti della Squadra Mobile di Lecco lo hanno arrestato a Pescarenico e trasportato al vicino carcere. Il giovane è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe avuto un ruolo marginale, era implicato nella fabbricazione di documentazione falsa per consentire la permanenza sul suolo nazionale di suoi connazionali. Documenti che venivano forniti all’organizzazione che gestiva il traffico illegale di persone.

Le indagini hanno avuto una svolta importante grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia eritreo arrestato nel 2014, Nuredin Wehabrebi Atta, che ha svelato gli orrori perpetrati dal gruppo. Atta è il primo straniero ammesso a un programma di protezione per i pentiti ed è ritenuto particolarmente attendibile dagli inquirenti; lo scorso febbraio era stato condannato a 5 anni. L’ex scafista ha deciso di dire tutto “perche’ ci sono stati troppi morti in mare”, riferendosi, in particolare, alla strage al largo di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando le vittime furono 366; in merito, l’uomo ha assicurato di non averne avuto niente a che fare.

Per la prima volta in Italia, spiegano gli investigatori, Atta ha fornito una completa ricostruzione delle attività criminali riconducibili alla banda transnazionale dedita al traffico di migranti, operante, oltre che in Nord Africa, sul territorio nazionale, con cellule attive ad Agrigento, Palermo e Roma, nonché in diversi Paesi europei. “I morti di cui si viene a conoscenza sono una minima parte”, ha spiegato, “tant’è che solo in Eritrea otto famiglie su dieci hanno avuto vittime”.

E chi, dopo essersi impegnato, non aveva i soldi per pagare il viaggio, “veniva venduto anche per 15.000 euro a gruppi, soprattutto di egiziani, che si occupavano di espiantare e vendere organi”. Il network dei trafficanti in Libia, inoltre, “ha a disposizione armi in quantità, tra cui Kalashinikov, pistole Makarov ed altro tipo di armi”.

Durante le indagini, svolte dalle squadre mobili di Palermo e Agrigento e dal servizio centrale operativo, sono stati individuati grandi flussi di denaro che potrebbero essere il provento del traffico di migranti. Inoltre, il network gestiva anche una fiorente attività di traffico internazionale di “catha”, una sostanza stupefacente importata dall’Etiopia considerata per la legislazione italiana tra le droghe pesanti.

Grazie alle rivelazioni del pentito gli investigatori hanno appurato che il “covo” dei trafficanti di esseri umani era una profumeria nei pressi della Stazione Termini di Roma. All’interno dell’esercizio commerciale, nel corso dell’operazione denominata Glauco 3, sono stati sequestrati – durante un controllo dello scorso 13 giugno – 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti, ma anche quello che è stato definito un “vero libro mastro” contenente diversi nominativi di cittadini stranieri ed utenze di riferimento.

Inoltre, le indagini hanno messo in luce diverse modalità con cui i trafficanti riuscivano a far entrare i migranti nel Paese: non solo con viaggi via mare, ma anche tramite falsi ricongiungimenti familiari. In alcune occasioni sono stati organizzati anche finti matrimoni con cittadini compiacenti, in cambio di ingenti somme di denaro. Infatti ogni finto matrimonio costava dai dieci ai quindici mila dollari. “Per ogni certificato falso di stato di famiglia e di residenza di altri stranieri, il guadagno era tra i 500 e i 600 euro”. I documenti falsi “consentivano ai titolari di avanzare, anche alla prefettura di Agrigento, domanda per il ricongiungimento familiare di altre persone che in questo modo potevano arrivare in Italia”. L’indagine è coordinata dal Procuratore aggiunto Maurizio Scalia e dai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Annamaria Picozzi.

Quest’anno, secondo i dati Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) al 15 maggio, il totale delle persone sbarcate sulle coste dell’Unione europea sulle rotte mediterranee è stato di 189.414: di queste 32.486 sono arrivate in Italia (i morti sono stati 976) e 155.837 in Grecia (376 le vittime). Stando ai dati riportati da Frontex, ad aprile di quest’anno il numero degli arrivi di migranti in Italia ha superato – per la prima volta dal giugno del 2015 – quelli in Grecia: nella penisola ellenica ne sono stati registrati circa 2700 – il 90 per cento in meno rispetto al mese precedente – mentre nel Mediterraneo centrale 8370. L’inversione di tendenza tra Grecia e Italia, precisa Frontex, si è verificata nonostante gli 8370 arrivi registrati sulla rotta del Mediterraneo centrale evidenzino riduzioni del 13 per cento rispetto al dato di marzo e del 50 per cento rispetto allo stesso mese del 2015.

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