JAMATUL, CHI SONO I JIHADISTI “BORGHESI” DEL MASSACRO DI DACCA L'organizzazione islamista bengalese è conosciuta dal 2000. E pesca adepti tra i "figli di papà"

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jamatul

Si chiamano Jamatul Mujahdeen Bangladesh e sono l’organizzazione islamista cui il governo del Bangladesh ha attribuito l’attacco alla Holey Artisan Bakery di Dacca, nella quale hanno perso la vita 20 persone, tra cui 9 italiani. Il gruppo è noto almeno dal 2000 e dal 2005 è stato dichiarato illegale, considerata la sua intenzione di rovesciare l’esecutivo e instaurare un regime basato sulla Sharia. Ad aderirvi, negli ultimi anni, sono stati soprattutto giovani dell’alta borghesia. Non i disperati che rimpolpano le fila dell’Isis e di Al Qaeda, pronti a farsi esplodere pur di guadagnarsi il paradiso. Ma rampolli delle classi agiate che sposano la violenza di matrice jihadista. Una sorta di “Arancia Meccanica” in salsa bengalese, che conta circa 10mila membri. Tra questi anche Rohan Imtiaz, figlio di uno dei leader di Dacca del partito Awami League, Sm Imtiaz Khan Babul, e anche vice segretario generale dell’Associazione olimpica del Bangladesh.

Insomma, al di là della rivendicazione, il Daesh non c’entrerebbe nulla. Anche se non può essere escluso un legame tra gli Jamatul e le organizzazioni che oggi insanguinano i paesi arabi (e non solo). Fino a qualche mese fa la premier Sheikh Hasina ed i suoi ministri escludevano la presenza dell’Isis o di Al Qaida nel Paese, ripetendo che i colpevoli degli attentati non erano altro che i membri dell’opposizione guidata dal Partito nazionalista bengalese (Bnp) della “begum” Zia Khaleda, ed in particolare il suo alleato Jamaat Islami. Oggi il più radicale nel continuare a negare la presenza di miliziani riconducibili all’Isis nel Paese è stato il ministro dell’Interno, Asaduzzaman Khan, che ha insistito nel mantenere la questione entro i confini nazionali, attribuendo la responsabilità dell’attacco proprio a Jamatul. Gli autori del massacro sono “tutti istruiti, provenienti da famiglie benestanti, sono andati all’università e nessuno di loro ha mai frequentato una madrassa”, ha dichiarato il ministro. E alla domanda sul perché sarebbero diventati militanti islamici, Khan ha risposto secco: “E’ diventata una moda”.

Non la pensa proprio così il numero due del ministero degli Esteri bengalese MD Shahidul Haque che oggi, presentando all’ambasciatore d’Italia Mario Palma le condoglianze per le vittime italiane, ha sostenuto che “la gente qui è scioccata e sorpresa perché si chiede come mai dei giovani possano essersi radicalizzati così tanto”. Haque, a differenza del ministro dell’Interno, non ha respinto categoricamente che possa essersi davvero trattato di un’azione coordinata dall’Isis. Ma anche lui ha confermato che “gli autori non vengono dall’Iraq o dalla Siria, sono giovani bengalesi, molti dei quali colti, con buone prospettive ed appartenenti alla classe media del Paese”.

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