RENZI BLINDA L’ITALICUM: “NON CI SONO I NUMERI PER CAMBIARLO” Il premier ha bollato come "dibattito lunare" la polemica legata al suo doppio ruolo di premier e segretario

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“Dibattito lunare”. Così Matteo Renzi ha archiviato il lungo fraseggio di questi giorni sul doppio incarico del segretario-premier e sulle conseguenti dimissioni dalla segreteria pretese dalla minoranza dem dopo il flop alle amministrative. Gelate anche le attese sui ritocchi all’Italicum e quelle su ipotetici cambi di rotta nella riunione in via Palermo di domani. Nella resa dei conti in Direzione i dem saranno piuttosto invitati da Renzi a dare prova di compattezza e a ripensare ogni evento nel quadro degli eventi drammatici che vanno dalla strage degli italiani a Dacca al post Brexit.

E a prendersi, cosa forse più importante per evitare di trovarsi da solo sul banco degli imputati, responsabilità sia delle vittorie che delle sconfitte (“dolorose”) alle Comunali: il voto nelle città “ha coinvolto tutti noi”, precisa. “Il referendum? Io lo farei subito -, anticipa Renzi in una lunga intervista a Sky – ma la data non dipende da me. Dipende dalla Corte di Cassazione e dai ricorsi successivi. Ragionevolmente direi a ottobre, se tutto va come deve tra il 2 e il 30”.

Secca la risposta a chi lo rimprovera di aver personalizzato la campagna referendaria: “Sono pronto a trarre le conseguenze, perché sono un leader e non posso far finta di niente. Ma sono altri che vogliono personalizzare contro di me il referendum come elemento di battaglia politica interna”. Altro tema sul tappeto: le modifiche all’Italicum che per qualcuno – in chiave riavvicinamento a Fi – il premier non escluderebbe. “Non vedo in Parlamento una maggioranza per una legge alternativa – chiude netto Renzi – mi piacerebbe avere potere di vita e di morte sulle leggi in Parlamento, ma anche se alcuni lo pensano, questa non è una dittatura”.

Argomentazioni che non piacciono a Fi – che torna a rivendicare il suo ruolo di opposizione pura a Renzi – né agli alleati di Governo. A partire dal segretario di Scelta Civica Enrico Zanetti che chiede di evitare “tatticismi” sulla legge elettorale: una maggioranza per cambiare l’Italicum – spiega infatti Zanetti – c’è. A patto che Renzi voglia ‘gestire’ i voti del Pd. Nell’intervista a Sky e, soprattutto in chiave Direzione, c’è spazio anche per alcuni affondi di Renzi contro Massimo D’Alema, uno dei principali avversari interni del segretario: “Al referendum ha tutti i diritti di votare ciò che crede e francamente credo sia difficile imporre qualcosa a D’Alema. A me, però, piacerebbe discutere nel merito. Le riforme proposte da lui con la Bicamerale erano molto più impattanti delle nostre, ma non riuscì a farle passare. E non sono le riforme l’unica cosa su cui D’Alema ha perso un’occasione. Non fece la riforma del mercato del lavoro, mentre noi abbiamo fatto il Jobs act”.

Poi la chiosa velenosa: “D’Alema purtroppo molto spesso parla ma i risultati delle sue azioni gli italiani li hanno visti negli ultimi 20 anni e sceglieranno loro…”. Quindi barra dritta, in vista della direzione di domani. Non ci sarà un rimpasto al governo e quanto al Pd “meglio una polemica in meno e una discussione sui contenuti in più. E’ un dibattito lunare quello sul mio doppio incarico…”.

Basti guardare all’Europa e alla civilissima Inghilterra, dove “il leader della destra Cameron lascerà perché ha perso il referendum, si farà un congresso, si sceglierà un nuovo leader e questo diventerà primo ministro. Nel resto d’Europa il capo del primo partito è il presidente del Consiglio”. “Un aggettivo per definire me stesso? Direi semplice – conclude infine il premier -. Ho la fama di essere uno molto tenace determinato, per qualcuno cattivo, ma io sono il solito ragazzo di provincia. Guido il più bel Paese del mondo e cerco di farlo mettendoci tutto il mio onore, ma con grande semplicità. Come sono davvero io lo sanno i miei amici di Rignano, i miei amici scout. Arrogante o bravo o immodesto? Semplicemente semplice…”

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