L’albero della vita

2020
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transustanziazione

Poiché continua a diffondersi in campo cattolico la pratica dell’albero genealogico come strumento di liberazione dagli influssi degli antenati, di necessità bisogna precisare la provenienza di una tale teoria e che cosa afferma. Essa ha le sue radici in Gustav Jung, che volendo dare ragione in termini evoluzionisti degli archetipi comuni presenti nell’uomo, ha coniato il termine d’inconscio collettivo. L’inconscio collettivo sarebbe l’accumulo delle esperienze passate, culturali, degli uomini, trasmesse per via genetica nel cervello, avendosi così la struttura della psiche dell’intera umanità, sviluppatasi nel tempo.

A questa teoria si oppone subito il concetto di natura umana, medesima in tutti gli uomini. Tutto il genere umano è razza di Adamo, se si vuole usare il termine razza, caro a un brutto passato. Ora, è la medesima natura umana che fa sì che ci siano dei dati base comuni (che anch’io voglio chiamare archetipi): gli istinti animali; gli istinti razionali – si badi razionali – cioè gli interrogativi che sorgono in ogni uomo e che richiedono risposte. In particolare l’istinto razionale a cogliere l’esistenza della divinità.

Gustave Jung pose l’inconscio collettivo anche nei limiti di un albero genealogico di famiglia. Così, nella sua autobiografia “Mie vie” redatta quando aveva ottanta anni: “Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunanza di destino che mi lega ai miei antenati. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompleti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, dai miei bisnonni e dai miei antenati. Mi sembra spesso che ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli”. Jung parla di un immaginario karma genetico. E’ quello che si chiama ombra junghiana.

L’ombra Junghiana ha dato il via alla fittizia “Psicogenealogia”. Bert Hellinger , nato nel 1925 in Germania, psicologo e sacerdote cattolico si è posto sostanzialmente su questa linea, che divulgò dal 1980. Bert Hellinger considera l’albero genealogico pensando a un fantomatico “campo energetico” di influenze nel sistema familiare in questione.

L’ombra Junghiana è entrata in campo religioso dando il via alla pratica di guarigione mediante l’apporto dell’albero genealogico, prima con il Congregazionista (anglicano) Kenneth Mc All (1). Poi ad opera del Claretiano John Hampsch (2), del Gesuita Robert De Grandis, che dipende sia da Kenneth Mc All, sia da John Hampsh (3), e altri diffusori, in campo carismatico. L’ombra junghiana è vista da Kenneth Mc All come influsso delle anime degli antenati di un albero genealogico. In concreto se uno sta male, la causa deve essere ricercata nell’albero genealogico, dove s’individueranno situazioni traumatiche di antenati, i quali influiscono sui viventi determinando disagi, quali segnalazioni del loro disagio ultraterreno. Sono anime vaganti, in uno stato di pena (non esiste la menzione né del Purgatorio, né dell’Inferno), che cercano un atto d’amore per essere liberate e accedere al cielo, con la conseguenza che vengono liberati – per rimbalzo – coloro che danno loro amore, mediante preghiera, celebrazione eucaristica.

Biblicamente Kenneth Mc All cita il testo di Esodo (20,5-6) dove si dice che Dio colpisce i discendenti degli empi fino alla quarta generazione. Così Dio farebbe sì che le anime vaganti nell’aldilà possano far sentire traumaticamente il loro disagio. Ma Esodo dice ben altrimenti, trattandosi di un quadro di alleanza tra Dio e tutto il popolo. I violatori dell’alleanza non avranno discendenza stabile, perché senza le benedizioni dell’alleanza. Padre Hampsch vizia il contenuto di Ezechiele (18,1s) ponendo il brano nell’orizzonte messianico, per cui i padri sono liberati dalla pietà dei figli stabiliti in Cristo e i figli, in tal modo, sono liberi dagli influssi dei padri, giunti nell’aldilà. Un grave pasticcio denunciato dalla “Conference des Eveques de France”

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6 COMMENTS

  1. Il decreto divino sino alla terza ed alla quarta generazione ci rende responsabili nella e della nostra famiglia, forti di un limite posto alla azione del male come peccato originale e potremmo dire in una linea di circa 150 anni. Nella linea del bene invece non ci sono limiti ai suoi effetti nel tempo sono a mille anni come per intendere fino ai limiti del tempo, cioè Sempre e verso l’Eternità! Tale Annuncio contenuto nella Parola di Dio ci esorta a vincere il male con il Bene, certi di una Speranza già scritta, già promessa come decreto, quindi fonte di Serenità e di Entusiasmo per dare Gloria al Nome di Dio e servirLo nella, con la e per la Santa Comunione, unica semplice ResponsAbilità per noi nel nostro qui ed ora, nel nostro tempo e nel nostro spazio di ResponsAbilità.

  2. San Paolo nel Cap. 8 versetti da 37 a 39 ci conferma quanto letto nell’articolo sopra riportato.
    ” Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
    Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’ altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore”.
    Si ringrazia la redazione per avere pubblicato l’articolo profondo ed esaustivo di Padre Paolo Berti Ofm, che finalmente ha fatto chiarezza, quella chiarezza che attendevo da anni e che ora ridona pace alle nostre coscienze.

  3. San Paolo Cap. 8 versetti da 37 a 39 è in sintonia con quanto abbiamo letto nell’articolo sopra riportato.
    Un vivo ringraziamento alla redazione per avere pubblicato il profondo ed esaustivo articolo di Padre Paolo Berti Ofm che ha fatto quella chiarezza che attendevo da anni e che ha ridonato pace alle nostre coscienze.
    Grazie di cuore

  4. San Paolo Cap. 8 versetti da 37 a 39 è in sintonia con l’articolo sopra riportato.
    Finalmente, dopo anni di attesa, qualcuno ha fatto chiarezza donando pace alle nostre coscienze.
    Un vivo ringraziamento alla redazione per la pubblicazione dell’articolo L’albero della vita di Padre Paolo Berti Ofm che con profonda competenza in materia , grande saggezza ed estrema delicatezza ha fatto discernimento su questo tema spinoso.
    Grazie di cuore
    Liliana Gardi da Modena

  5. E” difficile giudicare se si tratti di “un pasticcio”, che in ogni caso si risolve in un solo modo : attraverso la preghiera per i nostri defunti; ciò che la Chiesa insegna dall ” origine.

  6. Alcuni Padri della Chiesa e i primi Cristiani, come prima gli Esseni, gli Induisti e i Buddisti, gli Egizi, poi i Greci, gli gnostici ed altri, credevano e ancora molti oggi credono che ad ogni persona, che non abbia realizzato in un’esistenza terrena la liberazione (moksa), sia concesso, dopo la morte, reincarnarsi, vivendo diversi gradi di sofferenza secondo le qualità delle azioni compiute nelle vite precedenti, il cui ricordo rimane soltanto a livello inconscio, ma sufficiente per permettere un perfezionamento.
    Essi ritengono che la Reincarnazione sia un logico procedimento per ottenere la “Reintegrazione e la Restaurazione di tutte le cose”. Perciò essi identificano la Terra col Purgatorio. Ogni tipo di vita produce un destino (Karma) più o meno felice, il cui frutto deve maturare in altre esistenze terrene, fino a quando, con la purificazione, si raggiunge la beatitudine (Nirvana), senza più necessità di doversi reincarnare. La vita terrena può diventare un inferno, un purgatorio o già un paradiso. Origene, nell’opera “Sui Principi”, spiegava che “le anime vengono assegnate ad un corpo in base alle loro azioni, secondo i peccati di ognuno, prima della vita presente. Dio ha organizzato l’universo sul principio di una retribuzione assolutamente imparziale”. La reincarnazione potrebbe essere conciliabile col Credo cristiano in quanto l’Amore di Dio, intessuto di Giustizia e misericordia, concederebbe questa opportunità di redenzione, anche se ad ogni morte vengono cancellati il nome, l’identità personale e la memoria che avevamo nelle vite precedenti, fuori o dentro l’ambito della discendenza familiare (albero genealogico-come sosteneva Gustave Joung). L’oblio è un beneficio della Provvidenza, in quanto sarebbe insostenibile il ricordo di vite passate, colme di gravi malefatte e omicidi, per cui il peccatore dispererebbe di essere salvato, si ostinerebbe nel peccare e desisterebbe dalla penitenza finale.
    Resterebbe unico e per sempre solo l’ ultimo nome, identità e memoria che sempre lo stesso spirito avrà, quando, finalmente vincitore sul male, attenderà di unirsi all’ultimo nostro corpo, per risorgere nell’ora del Giudizio e ottenere la salvezza e la beatitudine, uniti al Padre celeste. vedi il mio libretto: “Inferno, Purgatorio, Paradiso.

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