BOSSETTI CONDANNATO ALL’ERGASTOLO DALLA CORTE D’ASSISE DI BERGAMO

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E’ arrivata la sentenza della Corte d’Assise di Bergamo sul giallo Gambirasio: la commissione dei giudici, presieduta da Antonella Bertoja, ha condannato Massimo Bossetti all’ergastolo per l’omicidio di Yara, la 13enne di Brembate di Sopra (Bergamo) scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata morta tre mesi dopo. La sentenza è arrivata dopo oltre 10 ore di camera di consiglio.

Il 13 maggio scorso, il pm Letizia Ruggeri aveva chiesto per l’imputato l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno. “Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone ma non sono un assassino”, aveva invece dichiarato questa mattina Bossetti, prima che i giudici si riunissero in camera di consiglio. Mentre i magistrati pronunciavano la sentenza, l’imputato è rimasto impassibile.

L’intera vicenda nasce nel novembre del 2010, quando Yara Gambirasio, 13 anni, scompare a Brembate di Sopra, nel Bergamasco. Ha lasciato la palestra in cui pratica la ginnastica ritmica ad appena 700 metri da casa e di lei si perdono le tracce. Alle 18:47 il suo telefonino è agganciato dalla cella di Mapello, distante circa tre chilometri da Brembate. Poi la traccia scompare. Il 5 dicembre, il marocchino Mohamed Fikri, che lavora in un cantiere edile di Mapello è fermato a bordo di una nave diretta a Tangeri. Contro di lui un’intercettazione ambientale in cui sembra affermi “Allah perdonami non l’ho uccisa”. Tuttavia, la sua posizione sarà archiviata poiché la traduzione era sbagliata, risultando del tutto estraneo alla vicenda.

Il 26 febbraio del 2011 il corpo di Yara, a tre mesi esatti dalla scomparsa, viene ritrovato in un campo a Chignolo d’Isola, a una decina di chilometri da Brembate. L’autopsia stabilisce che è stata uccisa sul posto, con alcune coltellate, ma il decesso è avvenuto anche per il freddo. Nel giugno dello stesso anno, gli investigatori isolano una traccia di dna maschile sui leggins e gli slip della ragazza. Quello sarebbe il dna dell’assassino. Il 18 settembre del 2012 nasce ufficialmente la “pista di Gorno”: è estratto da una marca da bollo, su una vecchia patente, il dna di Giuseppe Guerinoni, di Gorno, sposato e padre di due figli, morto nel 1999. Le analisi affermano che è simile a quello trovato sul corpo di Yara. Tuttavia, comparato con il suo nucleo famigliare, non porta ad alcun risultato; da qui l’ipotesi che esista un suo figlio illegittimo.

Nel giugno del 2014 viene arrestato Massimo Giuseppe Bossetti, all’epoca 43 anni, muratore di Mapello, sposato e padre di tre figli. Due giorni prima gli era stato prelevato il dna con il trucco di un falso controllo dell’etilometro. I suoi geni risultarono coincidere con quelli dell'”ignoto 1″. A lui gli investigatori erano giunti attraverso la madre, Ester Arzuffi, che, secondo l’accusa, aveva avuto una relazione con Guerinoni. Il 27 aprile del 2015 Bossetti viene rinviato a giudizio davanti ai giudici della Corte d’Assise di Bergamo. Il muratore è accusato di omicidio e di calunnia ai danni di un suo collega di lavoro, verso il quale avrebbe cercato di indirizzare le indagini. Il 3 luglio dello stesso anno ha inizio il processo. La difesa dell’imputato chiede di ascoltare 700 testimoni, ma saranno poi sfoltiti dalla Corte nel corso delle udienze. L’11 marzo del 2016 Bossetti si sottopone all’esame del pm, ma si proclama innocente affermando: “Yara Gambirasio è stata uccisa per mettermi nei guai”.

Lo scorso 22 aprile, la Corte non concede ulteriori accertamenti sul dna e le altre prove chieste dalla difesa: per i giudici sono “superflui” al fine della decisione. 13 maggio il pm Letizia Ruggeri chiede per Bossetti “l’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno”. Una settimana dopo in aula vengono ascoltate le parti civili che chiedono a Bossetti un risarcimento pari a 3 milioni e 249 mila 230 euro. Il 17 giugno intervengono i difensori di Bossetti per chiederne l’assoluzione: “Questo imputato in diritto sarebbe già assolto”, tuttavia entrano in gioco “altre questioni: una bambina che non c’e’ più, anni di indagini e qualcuno vorrebbe utilizzare questo processo per propaganda forcaiola”. Oggi, 1 luglio, dopo una lunga attesa arriva la sentenza a carico di Bossetti. Senza telecamere, a tutela dei giudici popolari, dopo che sono state intercettate due lettere con proiettili dirette alla Corte e ai pm, arriva la condanna: ergastolo.

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