MOZIONE DI SINISTRA ITALIANA: L’ITALICUM TORNA ALLA CAMERA Chiesta la modifica di alcune parti ritenute incostituzionali. Renzi: "Non sono preoccupato"

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L’Italicum tornerà in Parlamento a settembre. Con una mozione, inserita nel programma dei lavori della Camera, Sinistra italiana ha impeganto il Legislatore a cambiare alcuni aspetti della nuova legge elettorale ritenuti incostituzionali. “Nessuna preoccupazione, è una mozione proposta dall’opposizione che si discuterà in Parlamento. Ce ne sono tante…”, commenta Matteo Renzi. E, a placare gli ardori di chi preme per le modifiche sottolinea che, fosse per lui, non si cambierebbe: “A me lo dite…”, replica a chi su Facebook lo invita a tenere il punto. Ma nella maggioranza Pd ammettono che non c’è più una chiusura totale.

La mozione intanto fa sperare chi vuol modificare l’Italicum: “E’ un segnale politico che non sia stata fermata”, nota più d’uno. Ma dal Pd ribattono che l’iniziativa è stata inserita nel programma dei lavori di settembre in quota opposizione, dunque i dem non potevano né dovevano pronunciarsi. Perché approdi davvero in Aula, sottolineano dal ministero delle Riforme guidato da Maria Elena Boschi, il testo dovrà però poi essere calendarizzato. Dunque “ad oggi nulla è stato deciso”. Inoltre, viene fatto notare, in Aula non si discuterebbe la legge o le sue modifiche ma solo un “atto di indirizzo”.

“Tutte le leggi, compresa quella elettorale, si possono cambiare se si vuole. Di certo non si cambiano con una mozione…”, dice Ettore Rosato. I Cinque stelle, che sarebbero i più favoriti dall’Italicum, assicurano che resta la loro contrarietà: il testo, concordano con Si, è incostituzionale. Ma nella maggioranza più d’uno si dice pronto a scommettere che al momento decisivo lavoreranno sottotraccia per lasciarlo invariato. La modifica più richiesta è al momento l’introduzione del premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. Lo chiedono Forza Italia, gli alfaniani e anche una proposta di legge depositata dal presidente del gruppo Misto Pino Pisicchio. E l’idea sarebbe condivisa anche da un pezzo di maggioranza Pd, in particolare dai “franceschiniani”.

Mentre i renziani continuano a sostenere la bontà del testo. Ma anche loro ormai ammettono che “una riflessione” sulle modifiche è possibile e già avviata. Ma chi vuole realizzarle, osserva Andrea Marcucci, deve trovare una maggioranza che le voti in Parlamento. In serata i senatori franceschiniani e renziani tengono una riunione di maggioranza Pd al Senato (in contemporanea, i Giovani turchi si vedono alla Camera) e negli interventi emerge la preoccupazione per la tenuta del Pd sul territorio, che ha mostrato crepe – sottolinea più d’uno – alle amministrative. “Non facciamoci prendere dal panico e dalla paura di perdere il referendum costituzionale”, calma gli animi Marcucci.

Ma tra i franceschiniani riemerge la richiesta di togliere dalla consultazione il macigno delle dimissioni di Renzi in caso di vittoria del no e di spostare la data della consultazione a dopo la legge di stabilità. In sala c’è anche Maria Elena Boschi, che prende la parola sul finale e con un discorso da allenatore invita all’impegno di tutti sul territorio e a mobilitarsi – riferiscono i presenti – per la difficile partita del referendum. Sulla data il ministro non si sbilancia ma spiega che è difficile evitare l’incrocio con la manovra. La minoranza Pd si augura intanto un’apertura alle modifiche all’Italicum nella direzione del partito convocata per lunedì.

Anche perché, ricorda Gianni Cuperlo, “un’apertura sulla legge elettorale renderebbe anche più semplice il percorso del referendum”. La sinistra Dem ha sempre affermato infatti che è il “combinato disposto” di Italicum e riforma costituzionale a non funzionare. Dunque, afferma Davide Zoggia, se Renzi non apre a modifiche alla legge elettorale un pezzo della sinistra potrebbe non sostenere il referendum. Quanto invece alla mozione di Si, dalla sinistra Pd emerge qualche perplessità: “A che serve? Il Pd e la maggioranza non potrebbero che votare contro. E poi le modifiche sarebbero ancora più difficili”.

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