La bellezza nascosta della “Laudato si”

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La straordinaria Lettera Enciclica“Laudato Si’” di Papa Francesco ha, tra l’altro, il merito di offrirci una visione del mondo in contrasto con l’attuale immaginario collettivo, anche dal punto di vista economico e sociale. Il filo conduttore dell’intero discorso è la bellezza. Se ne parla all’inizio (par. 1), ricordando “la casa comune è come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”, e se ne riparla frequentemente, come quando si ricorda che “suolo, acque, montagne, tutto è carezza di Dio” (par. 84), o quando si afferma che “Dio ha scritto un libro stupendo, le cui lettere sono la moltitudine delle creature presenti nell’universo” (Par. 85).

Il bello è qualcosa che “si percepisce” in modo intuitivo da parte di ogni uomo. Un concetto di bellezza non può essere espresso in un manuale, ma l’educazione avviene solo attraverso la contemplazione di ciò che è bello. D’altro canto, è intuitivo anche il concetto opposto alla bellezza, la bruttezza, che è intesa come la percezione di una mancanza di bellezza, o un accumulo di imperfezioni, che suscita indifferenza o dispiacere o genera perfino un rifiuto una dell’oggetto.

La scelta di Papa Francesco di tenere la bellezza come punto fermo ha anche un significato, per così dire, di comunicazione semplice e diretta. E c’è un elemento comune nei caratteri di qualsiasi cosa noi definiamo “bella”: “l’armonia” tra le varie componenti dell’oggetto e tra l’oggetto e il contesto naturale nel quale esso si trova. A questo proposito, è puntuale il richiamo dell’Enciclica a San Francesco d’Assisi: “Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva in semplicità e in una meravigliosa ‘armonia’ con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso” (par. 10).

L’armonia, l’equilibrio, è un principio universale che governa l’universo intero. È una qualità che riguarda sia il mondo naturale che il mondo delle attività umane. Equilibrio, armonia, bellezza, appaiono, dunque, concetti strettamente connessi; per cui si può capire perché taluni studiosi hanno parlato di bellezza anche per le forme di governo, o per le strategie politiche, come per i modelli matematici, L’Enciclica di Papa Francesco osserva che “la legislazione biblica si sofferma a proporre all’essere umano diverse norme, non solo in relazione agli altri esseri umani, ma anche in relazione agli altri esseri viventi” (par. 68), e“ha cercato di assicurare l’equilibrio e l’equità nelle relazioni dell’essere umano con gli altri e con la terra dove viveva e lavorava”, ponendo in evidenza che “il dono della terra con i sui frutti appartiene a tutto il popolo”(par.71).

L’Enciclica continua su questa via per affermare che “la politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana”. (par.189). Anche per il Papa, dunque, è arrivato il momento di opporsi decisamente “all’idea di una ‘crescita infinita o illimitata’, che ha tanto entusiasmato gli economisti, i teorici della finanza e della tecnologia”. Ciò significa rimuovere “il falso presupposto che esiste una quantità illimitata di energia e di mezzi utilizzabili, che la loro immediata rigenerazione è possibile e che gli effetti negativi delle manipolazioni della natura possono essere facilmente assorbiti” (par. 106). D’altro canto, sottolinea Papa Francesco, “i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente”. Oggi, prevalgono gli “interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta” (par.56). Al contrario, incalza Papa Francesco, i testi biblici ci invitano a “coltivare e custodire” il giardino del mondo, in comunione.

L’Enciclica entra poi direttamente anche nel campo giuridico, affermando che “la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il ‘diritto di proprietà privata’, e ha messo in risalto la ‘funzione sociale’ di qualsiasi forma di proprietà”. “Dio ha dato la terra a tutto il genere umano perché essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere né privilegiare nessuno”. E “non sarebbe veramente degno dell’uomo un tipo di sviluppo che non rispettasse e non promuovesse i diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli”.

 

Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale

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